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Pensioni d’oro, ecco come funzioneranno i tagli dal 15% al 40%

La legge di bilancio 2019 si prepara ad accogliere il nuovo contributo di solidarietà sulle pensioni più alte, con previsioni di trattenute fino al 40%.

Economia e Finanza
Pubblicato il 19 dicembre 2018, alle ore 18:52

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Pensioni d’oro, ecco come funzioneranno i tagli dal 15% al 40%

Tra le pieghe della riforma del sistema previdenziale prevista con il nuovo contratto di Governo giallo – verde si è sempre palesata l’idea di ripristinare maggiore equità nel comparto attraverso l’applicazione di un taglio alle pensioni più alte. Ora il provvedimento sembra ormai giunto a maturità ed attende solo di essere approvato entro la fine dell’anno, con validità a partire dal 2019.

Il taglio alle pensioni d’oro si realizzerà con una validità quinquennale e sulla base di diverse fasce di reddito. Nell’ultima versione circolata le scorse ore la soglia è stata innalzata dalle iniziali 90mila euro alle 100mila euro lorde, con una base di partenza netta che corrisponde all’incirca ad emolumenti da 5mila euro al mese. Bisogna precisare innanzitutto che la misura riguarderà solamente coloro che hanno maturato assegni non corrispondenti a quanto effettivamente versato, pertanto saranno esclusi dal computo coloro che si sono visti applicare un calcolo interamente contributivo nel momento dell’entrata in quiescenza. Restano esclusi da qualsiasi taglio anche gli assegni di invalidità.

Tagli agli assegni d’oro: gli scaglioni applicati

Per quanto concerne invece il calcolo delle trattenute, quest’ultime saranno legate a diversi scaglioni e modulate affinché siano crescenti al crescere del reddito. Si partirà dal 15% per chi supera i già citati 100mila euro e si passerà al 25% per chi eccede i 130mila euro. Sopra i 200mila euro la percentuale salirà al 30%, per arrivare al 35% superate le 350mila euro ed al 40% oltre i 500mila euro annui.

L’accordo sul provvedimento legato al taglio delle pensioni d’oro è arrivato nelle scorse ore e non era scontato, visto che le due ale della maggioranza si sono scontrate per mesi su quale fosse il meccanismo migliore da applicare per raggiungere l’obiettivo. In passato si è parlato spesso del ricalcolo dell’assegno, prima di giungere alla soluzione del contributo di solidarietà (che offre maggiori garanzie contro gli inevitabili ricorsi alla Corte Costituzionale).

I risparmi ottenuti attraverso i tagli saranno invece dirottati verso un apposito fondo istituito presso l’Inps, ed utilizzato successivamente per porre rimedio agli squilibri presenti nel sistema pensionistico pubblico. Al momento le stime parlano di almeno 600 milioni nel triennio, anche se per avere conferme e dati precisi bisognerà comunque attendere l’entrata in vigore del provvedimento ed i primi dati sulla relativa applicazione prodotti dall’Inps.

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Cosa ne pensa l’autore
Stefano Calicchio

Stefano Calicchio - Il taglio agli assegni più alti rappresenta uno dei cavalli di battaglia del Governo giallo verde e si realizza grazie ad un accordo raggiunto dalle controparti interne alla maggioranza nelle ultime ore. Adesso il provvedimento passerà dalla verifica parlamentare, per poter entrare in vigore (salvo sorprese) il prossimo anno, grazie all’approvazione della legge di bilancio 2019.

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