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Pensioni: da Strasburgo la bocciatura della class action contro il decreto Poletti

Secondo quanto deciso dalla Corte di Strasburgo i ricorsi contro il decreto Poletti non violano i diritti dei contribuenti, visto che non si riscontra alcuna ingerenza sugli assegni ed al contempo si tutela l'interesse generale.

Economia e Finanza
Pubblicato il 19 luglio 2018, alle ore 15:08

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Pensioni: da Strasburgo la bocciatura della class action contro il decreto Poletti

Arrivano importanti aggiornamenti in merito ai ricorsi dei pensionati contro il cosiddetto decreto Poletti, un provvedimento risalente al 2015 e che interveniva limitando gli aggiornamenti degli assegni rispetto all’adeguamento all’inflazione. Secondo i giudici europei, all’interno del dispositivo normativo non è possibile ravvisare alcuna discriminazione, visto che le motivazioni di base risultano finalizzate alla tutela dell’interesse generale.

La sentenza era molto attesa, sia dai pensionati che si ritenevano ingiustamente penalizzati, sia dagli esponenti dell’amministrazione. Un eventuale esito negativo avrebbe infatti prodotto non solo la necessità di rimborsare i ricorrenti, ma anche importanti conseguenze per i conti pubblici.

Le motivazioni alla base del ricorso dei lavoratori e della sentenza della Corte Europea

Per quanto concerne le motivazioni che hanno portato i ricorrenti alle vie legali vi era la percezione di un’ingiusta modifica del decreto Salva Italia del 2011, ritenuto dalla Consulta come incostituzionale. L’allora Ministro del Lavoro Giuliano Poletti era quindi ricorso ai ripari, prevedendo un diverso meccanismo di adeguamento che tenesse conto dell’effettiva condizione dei pensionati.

Proprio questo principio è risultato decisivo per il giudizio della Corte di Strasburgo, che di fatto ha visto nella proporzionata tutela dell’interesse collettivo una motivazione sufficiente a validare il decreto correttivo. Secondo i giudici, modificare o ridurre l’importo delle prestazioni più alte può essere infatti attuato con il fine di preservare il sistema previdenziale nel suo complesso, oltre che gli assegni delle generazioni future. Oltre a ciò, l’organismo europeo ha anche rilevato che gli effetti del provvedimento non vanno ad esporre i destinatari a rischi economici o difficoltà di sussistenza.

Cosa prevedeva il decreto Poletti del 2015

Ricordiamo che il DL numero 65/2015 a firma del Ministro Poletti prevedeva una restituzione parziale della rivalutazione sulla base dell’entità dell’assegno (il 100% per gli assegni fino a tre volte il minimo Inps, il 40% per gli assegni fino a quattro volte, il 20% fino a cinque volte ed il 10% fino a sei volte).

Risultavano esclusi dal rimborso coloro che percepivano pensioni superiori a sei volte la minima. Il provvedimento venne già giudicato come costituzionale dalla Consulta nel 2017, mentre la nuova sentenza in arrivo dall’Europa ne conferma ulteriormente l’efficacia.

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Cosa ne pensa l’autore
Stefano Calicchio

Stefano Calicchio - La nuova sentenza in arrivo dalla Corte di Strasburgo mette la parola fine su una vicenda che ha visto moltiplicarsi i ricorsi e che ha portato ad accese discussioni nel corso degli ultimi anni. Il provvedimento è stato infatti percepito come ingiusto da molti lavoratori fin dalla sua prima approvazione nel 2011, mentre per arrivare a validare l'attuale situazione di compromesso i pensionati hanno dovuto attendere un lasso di tempo notevole.

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