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Pensioni anticipate e APE sociale 2019: con la proroga si esce dal lavoro dai 63 anni di età e con 30-36 di versamenti

L’annuncio da parte dell’esecutivo per la proroga delle pensioni flessibili tramite l’APE sociale consentirà di proseguire il percorso di prepensionamento già avviato nella scorsa legislatura per chi vive condizioni di disagio in età avanzata.

Economia e Finanza
Pubblicato il 19 novembre 2018, alle ore 04:39

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Pensioni anticipate e APE sociale 2019: con la proroga si esce dal lavoro dai 63 anni di età e con 30-36 di versamenti

Nel 2019 non si otterrà il pensionamento anticipato in deroga alle regole ordinarie previste con la legge Fornero solo tramite la nuova quota 100. A ribadirlo è il Governo, che ha confermato recentemente la proroga delle uscite flessibili tramite la cosiddetta APE sociale. Si tratta di un meccanismo di pensionamento che permette ai lavoratori in situazioni di disagio di ottenere la quiescenza senza penalità (visto che i costi restano a carico dello Stato), a partire dai 63 anni di età e dai 30-36 anni di contribuzione.

Questa particolare modalità di anticipo pensionistico prevede in particolare un’indennità a carico dello stato erogata dall’Inps in favore di coloro che presentano i requisiti di legge, sulla base della domanda effettivamente posta dal lavoratore (non si tratta quindi di un meccanismo automatico) e fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia. Alla maturazione dei requisiti ordinari di quiescenza si entra infatti nella pensione ordinaria.

Pensioni anticipate e APE sociale: ecco perché è necessaria una proroga

La decisione del Governo di proseguire con l’APE sociale appare particolarmente rilevante perché la misura è decollata come un’opzione sperimentale a partire dal primo maggio del 2017 e con un termine previsto alla fine dell’anno in corso. Questo significa che senza l’approvazione di una proroga le persone che matureranno i requisiti di legge nel corso del 2019 non potranno comunque usufruire della tutela.

A tal proposito, il Sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha spiegato che il Governo “ha scelto di mantenere questo strumento perché utile per particolari categorie e complementare a quota 100”. Mentre per quanto riguarda il futuro, “al termine del prossimo anno vedremo quali scelte fare” ha proseguito l’esponente dell’esecutivo. La misura si accompagna, per altro, all’APE volontaria, il cui costo resta però a carico del richiedente ed all’APE aziendale, in questo caso l’onere viene invece sostenuto dall’azienda.

La proroga di un anno lascia quindi un’interessante porta aperta per coloro che dovessero riuscire a centrare i requisiti fino a dicembre 2019. Una misura da valutare con attenzione, anche considerando che sin d’ora non è possibile sapere se l’opzione potrà essere ulteriormente prorogata a scadenza.

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Cosa ne pensa l’autore
Stefano Calicchio

Stefano Calicchio - La proroga dell’APE sociale al 2019 era una misura molto attesa da coloro che risultavano esclusi dalla quota 100. Nel primo caso, rientrando tra le categorie indicate dal legislatore, bastava infatti aver versato dai 30 ai 36 anni di contributi, mentre nel secondo caso il vincolo contributivo è fissato a 38 anni. Vi sono quindi 24 mesi di distanza che per molti possono fare la differenza tra la possibilità di accedere all’Inps o di restarne esclusi.

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