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Pensioni 2019, ecco come saliranno le minime e le sociali il prossimo anno

Con l’avvio degli adeguamenti all’inflazione, le pensioni minime saliranno a 513 euro al mese e quelle sociali a 458 euro: tutti i dettagli e le informazioni chiave da sapere al riguardo.

Economia e Finanza
Pubblicato il 6 dicembre 2018, alle ore 19:48

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Pensioni 2019, ecco come saliranno le minime e le sociali il prossimo anno

Nel prossimo anno, le pensioni sono destinate a salire, sebbene in misura contenuta, in virtù delle rivalutazioni dovute all’inflazione. È quanto emerge con la pubblicazione del decreto ministeriale riguardante l’aggiornamento alla perequazione nel 2019. All’interno, è stato previsto un adeguamento dell’1,1%, in virtù degli incrementi del costo della vita registrati nel 2018 rispetto all’anno precedente.

Nella pratica, la stima al rialzo per il 2019 appare contenuta ma, per gli assegni più bassi, resta comunque un dato da tenere in considerazione, stante la discussione in corso con la legge di bilancio. All’interno della nuova Manovra, l’esecutivo ha infatti deciso di portare avanti la proposta di innalzare le minime ad almeno 780 euro per chi rientrerà nei requisiti ISEE della pensione di cittadinanza. Gli esclusi potranno comunque beneficiare dell’adeguamento all’inflazione calcolato sulle stime dell’Istat.

Pensioni minime e sociali: come cambieranno gli importi nel 2019

Stante il quadro della situazione appena descritto, chiariamo innanzitutto che il prossimo anno la cosiddetta pensione con il trattamento minimo passerà dalle attuali 507,42 € a 513,01 euro al mese. Per quanto concerne invece la pensione sociale (maturata per specifici requisiti anagrafici e di reddito, al di là di eventuali contributi versati), si sale dalle 453,00 euro alle 457,99 euro.

Tornano a crescere anche le invalidità ed i cosiddetti assegni di inabilità civile, che passano da 282,55 euro a 285,66 euro. Rispetto invece alle pensioni con importi superiori al minimo, dal prossimo anno si tornerà al meccanismo di indicizzazione esistente prima della riforma Fornero avvenuta nel 2011 (salvo nuovi aggiornamenti dell’ultima ora in arrivo con la Manovra).

In merito quindi al meccanismo di adeguamento di tali emolumenti, si applicheranno tre diverse fasce di rivalutazione: la prima implica un adeguamento del 100% per coloro che percepiscono un assegno fino a tre volte il minimo. Nella seconda fascia è prevista una rivalutazione al 90% per gli assegni da tre a cinque volte il minimo. Infine, l’ultima fascia implica una rivalutazione al 75% per chi eccede di cinque volte la pensione minima.

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Cosa ne pensa l’autore
Stefano Calicchio

Stefano Calicchio - Le rivalutazioni degli assegni previdenziali rappresentano un meccanismo importante al fine di garantire la tenuta delle pensioni rispetto al crescente costo della vita. Purtroppo, questo meccanismo è stato oggetto nel corso degli ultimi anni di numerosi cambiamenti, pertanto seguire il filo degli ultimi aggiornamenti normativi risulta per molti piuttosto complicato.

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