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Il Nord è scontento delle politiche del governo ed elenca una serie di ragioni

Le imprese settentrionali non gradiscono le politiche dell'esecutivo in materia economica e lanciano l'allarme: se il governo non cambierà manovra, l'Italia andrà incontro ad una seria recessione.

Economia e Finanza
Pubblicato il 4 dicembre 2018, alle ore 11:52

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Il Nord è scontento delle politiche del governo ed elenca una serie di ragioni

Le critiche del Nord contro il governo gialloverde non stanno mancando di certo. A lamentarsi sono soprattutto quelle imprese settentrionali che mandano avanti l’intero Paese e che mal digeriscono le politiche economiche adottate finora dall’esecutivo. Le ragioni sono semplici, e sono quelle riportare nell’elenco seguente.

GRANDI OPERE. Il Nord punta molto sull’alta velocità. Torino-Lione, Genova-Rotterdam, galleria del Brennero, sono opere fondamentali per rimanere competitivi sul fronte del commercio internazionale. Abolire questi progetti, per le imprese del Nord, significherebbe restare fuori dai flussi mercantili che si fanno ogni giorno sempre più globali.

IMU. Il governo aveva promesso di abolire le tasse sui capannoni industriali vuoti perché rappresentano un costo inutile e, in tempo di crisi economica, insopportabile per le imprese settentrionali. E invece queste tasse, anziché ridursi per far risparmiare le aziende, sono addirittura aumentate, passando dal 20% al 40%.

FLAT TAX. Doveva essere il fiore all’occhiello del governo gialloverde. La diminuzione del cuneo fiscale che permettesse alle aziende del Nord di risparmiare sui costi così da aumentare investimenti e assunzioni. Invece, finora, la novità è limitata solo alle partite Iva con un prelievo del 15 % fino a un fatturato annuo di 65mila euro. Le altre imprese possono continuare pure ad affannarsi.

ASSUNZIONI. Il decreto Dignità, che doveva ridurre la precarietà, sta invece sortendo l’effetto opposto. Molte imprese settentrionali che assumevano con contratti a termine, infatti, davanti all’aumento delle tasse sui lavoratori interinali, hanno preferito non rinnovare più i contratti, generando un conseguente aumento della disoccupazione.

ASSISTENZIALISMO. Il reddito di cittadinanza, promosso dai Cinque Stelle, non è gradito al Nord, che ha un tasso di disoccupazione molto basso. Buona parte delle risorse del reddito minimo, infatti, andrebbero al Sud, dove un disoccupato che prenderà un sussidio di 780 euro al mese non avrà interesse ad accettare un impiego. Preferirà restare sulla poltrona a guardare la televisione.

MANOVRA. Anche la legge di bilancio, che indica i settori su cui punta l’esecutivo, non è apprezzata agli imprenditori padani perché costerà a imprese, banche e assicurazioni, 6 miliardi di euro. Di questi, il 40% andranno a Sud, e questo non aiuta certo il Nord a mantenere i livelli di produttività e competitività sui mercati internazionali.

EUROPA. Su questo fronte, le imprese del Nord richiedono massima attenzione. E il motivo è semplice: gran parte del Pil delle Regioni settentrionali si basa sull’esportazione dei prodotti del made in Italy verso i Paesi dell’Unione Europea. Inimicarsi troppo i partners europei potrebbe avere conseguenze disastrose sul piano degli scambi commerciali.

Ecco, queste sono le decisioni del governo che stanno creando malumori tra gli imprenditori del Nord. Tra quelli che muovono l’intera economia italiana, sorreggendo anche un Sud infruttuoso, e che non possono permettersi di perdere competitività sui mercati internazionali. Pena l’impoverimento di un Paese che, in Europa, è ormai l’unico a non crescere più.

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Cosa ne pensa l’autore
Mario Barbato

Mario Barbato - Il Nord ha ragione a criticare il governo attuale. C'è però un dato che gli imprenditori settentrionali non hanno preso in considerazione e che rappresenta il vero motivo della mancata crescita italiana: l'illegalità. Se il governo riuscisse a recupera le centinaia di miliardi di euro che ogni anno se ne vanno tra evasione fiscale, fuga di capitali all'estero, corruzione, economie sommerse ed economie criminali, questo Paese primeggerebbe in Europa, e non solo. Ma fino a quando in Italia prevarrà la cultura della furbizia e della disonestà, avremo voglia a fare manovre e manovrine: resteremo sempre il fanalino di coda. E di questa diffusa illegalità, il Nord ne è complice, non vittima.

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Commenti
Fabrizio Ferrara
Fabrizio Ferrara

04 dicembre 2018 - 11:53:32

Per il Sud improduttivo, un sentito grazie ai Savoia che razziarono il Regno delle Due Sicilie ;)

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Fabrizio Ferrara
Mario Barbato

04 dicembre 2018 - 12:11:12

Un sentito grazie anche alle imprese settentrionali che hanno fatto man bassa della Cassa per il Mezzogiorno. Un grazie davvero di tutto cuore.

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