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Chiude la Pernigotti in Italia dopo 158 anni di attività

La Pernigotti abbandona per sempre la produzione italiana. È quello che è riportato nei piani di un futuro molto vicino. Ciò comporterà un numero elevato di licenziamenti.

Economia e Finanza
Pubblicato il 7 novembre 2018, alle ore 11:53

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Chiude la Pernigotti in Italia dopo 158 anni di attività

La Pernigotti ha compiuto 158 anni di attività. Si tratta di una azienda leader nel settore dei dolciumi, che fino al 2013 è stata gestita da personale completamente italiano. Nel 2013, l’impresa è passata ad un gruppo turco. L’azienda non ha ancora chiuso ufficialmente, ma sono state avviate già le pratiche per 100 licenziamenti, e tra i piani futuri c’è proprio lo smantellamento della parte produttiva.

Lo stabilimento chiuso è quello di Novi Ligure, e 100 lavoratori sono stati mandati a casa. L’azienda aveva aperto nel 1860 e in questo enorme arco di tempo sono stati prodotti gianduiotti, torroni, uova di Pasqua, e prodotti per preparare gelati.

La produzione di alcuni prodotti era stata già spostata in Turchia, dunque il made in Italy ha iniziato a sparire con il passare del tempo, fino ad essere del tutto dissolto: nel prossimo futuro, si vorrà smantellare la produzione italiana, conservanto il marchio. In questo modo si possono vendere prodotti turchi sotto lo stesso marchio.

Posti a rischio e licenziamenti

I lavoratori e i rispettivi sindacati faranno di tutto per tentare di salvare i posti di lavoro con vari colloqui con i vertici. Ad esempio, la prima riunione si è tenuta alle ore 11.00 del 7 novembre. Alle 13.00 si tiene l’assemblea con i lavoratori per decidere la mobilitazione.

Il gruppo turco, quando nel 2013 comprò la Pernigotti, promise il rilancio e il ritorno agli anni d’oro, potendo addirittura affiancare delle produzioni innovative nei periodi delle ricorrenze tradizionali. Il risultato ottenuto però, è che ogni anno si chiudeva sempre in perdita. Negli ultimi 5 anni, le perdite registrate sono state pari a 13 milioni. A questo punto i turchi hanno deciso di abbandonare la produzione italiana a favore di quella turca, mantenendo lo stesso marchio, e dunque “spacciandola” per la stessa qualità.

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Cosa ne pensa l’autore
Francesco Menna

Francesco Menna - Un altro orgoglio italiano dice addio alla produzione locale. Il trasferimento in Turchia comporterebbe un notevole numero di licenziamenti, dunque numerose famiglie mandate in crisi. Possiamo solo sperare che la CGIL con i relativi sindacati possa effettivamente mettere i bastoni tra le ruote ai vertici turchi e fargli cambiare idea.

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Commenti
Rita Serretiello
Rita Serretiello

08 novembre 2018 - 11:22:23

Incredibile!

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