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Addio alle monete da 1 e 2 centesimi: in arrivo un aumento dei prezzi?

Le monete da 1 e 2 centesimi non saranno più prodotte a partire dal primo gennaio del 2019. Tra le conseguenze c'è quello dell'aumento dei prezzi, poiché il costo sarà arrotondato.

Economia e Finanza
Pubblicato il 16 ottobre 2018, alle ore 21:53

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Addio alle monete da 1 e 2 centesimi: in arrivo un aumento dei prezzi?

A partire dal 1 gennaio 2019, le monete da 1 e 2 centesimi non saranno prodotte più. Apparentemente potrebbe sembrare una buona notizia, ma c’è da considerare che ciò potrà portare ad alcune spiacevoli conseguenze. Vero è che nella stragrande maggioranza dei casi, le monete non sono più accettate nemmeno dai parchimetri e la sospensione della produzione può portare ad un risparmio di 20 milioni di euro all’anno e questi soldi potrebbero usati per ammortizzare i titoli dello Stato.

Le monete già prodotte continueranno a circolare e ad avere il loro valore, ma secondo alcuni quotidiani, ciò potrebbe portare all’aumento dei prezzi nonostante la norma dice che nel caso dei pagamenti in contanti, il costo deve essere arrotondato al multiplo di 5 più vicino o in eccesso o in difetto.

Le monete da 1 e 2 centesimi sono oltre 6 miliardi

Il motivo che ha portato allo stop della produzione delle monetine è che per la produzione di una moneta da 1 centesimo, lo Stato spende 4.5 centesimi, e considerando che le monete in circolazione sono 6 miliardi, la cifra totale è elevata. Per produrre monete da 2 centesimi, se ne spendono 5.2 ognuna. 

Alcuni calcoli hanno suggerito che i prezzi aumenteranno notevolmente. Nel 2016, per esempio, le famiglie hanno speso 11 miliardi e mezzo di euro per la spesa alimentare; su 5,58 euro di spesa, se si verificasse un aumento dei prezzi del 0.2%, causato proprio dagli arrotondamenti, i conti verranno arrotondati a 5.6 euro. L’aumento totale sarà di altri 23 milioni di euro all’anno.

Il problema sarebbe completamente risolto se i pagamenti venissero effettuati con le carte di credito, o attraverso le app dedicate. In Italia, però, il contante è preferito ancora dalla maggioranza e ciò comporta automaticamente quell’aumento che è stato descritto poco fa. I dati rivelano che l’86% delle transizioni sono ancora effettuate con i contanti.

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Cosa ne pensa l’autore
Francesco Menna

Francesco Menna - Effettivamente il fatto che le transazioni sono ancora con il contante la dice lunga sul pensiero degli italiani: non si fidano della tecnologia e dunque delle relative carte di credito. Se si usassero quest'ultime, il problema dell'aumento dei prezzi non esisterebbe e non sarebbe nemmeno un pensiero. Vedremo cosa succederà.

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