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Un omicida inarrestabile: la mafia in continua crescita

Nonostante il 2017 avesse regalato l'illusione di una decisiva attenuazione del fenomeno dell'omicidio mafioso, il 2018 non inizia sotto la stessa prospettiva.

Cronaca
Pubblicato il 5 maggio 2018, alle ore 12:16

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Un omicida inarrestabile: la mafia in continua crescita

“Occhio per occhio, dente per dente”: ecco che la vendetta continua ad essere il maggior fattore che porta ad uccidere, soprattutto nell’ambito della criminalità organizzata. Il 25 aprile è stato ammazzato Antonio Fabbiano con venti colpi di kalashnikov, mentre stava rientrando a casa sua a Vieste in provincia di Foggia: omicidio compiuto per vendicarne un altro, accaduto due settimane prima, che aveva fatto morire un esponente del clan opposto.

Dall’inizio di quest’anno sono già venti le uccisioni legate agli affari mafiosi, e questo dato spaventa se si pensa che durante lo scorso anno sono state solo 46, un minimo storico considerando un periodo di 12 mesi. Partendo dal 1992, in cui gli omicidi erano stati 342, nel 2008 si era passati a 131 per poi scendere nel 2013 a circa 50. Si è assistito ad una riduzione esponenziale, che rischia di essere rallentata drasticamente.

Considerando il 2018, si osserva un coinvolgimento delle donne (tre infatti sono rimaste vittime e due ricoprivano ruoli di un certo rilievo nei loro gruppi) e una distribuzione omogenea di morti tra Cosa Nostra, Camorra, ‘Ndrangheta, e mafie pugliesi, senza dimenticare che questo fenomeno coinvolge anche il Nord: in Lombardia ed Emilia Romagna, per esempio, sono avvenute due sparatorie decisive.

In Sicilia il numero degli affiliati sembra diminuire (secondo la DIA, 1000 in meno rispetto alla metà degli anni ’90) e i ricavi sembrano essere solamente la metà di quelli dei colleghi calabresi. Probabilmente, come pensa lo storico Salvatore Lupo, le organizzazione di oggi in Sicilia sono le più deboli mai esistite.

La situazione in Calabria preoccupa invece di più poiché la ‘Ndrangheta ha contatti rilevanti con i narcos internazionali, e le sue formazioni risultano più pericolose di quelle storiche. La Camorra è l’unica che non ha incrementato i suoi morti, nonostante il numero di agguati resti alto.

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Cosa ne pensa l’autore
Sabina Comba

Sabina Comba - La situazione preoccupa inevitabilmente ma, forse, è più importante interrogarsi sui motivi che stanno portando nuovamente ad un'inversione di tendenza. Se in seguito alle stragi del '92 il numero aveva iniziato a diminuire, riducendosi moltissimo negli ultimi dieci anni, perchè la vendetta verso clan rivali o l'intimidazione verso magistrati o giudici che cercano la verità sta tornando a fare vittime?

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