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Un bimbo di cinque anni cade nel frantoio di Corinaldo e muore

È successo domenica sera. Il bambino aveva accompagnato il papà al frantoio. Camminando sull'asse che copriva il pozzo dei resti delle olive in macerazione, è scivolato. Estratto vivo, è morto poco dopo all'ospedale

Cronaca
Pubblicato il 13 novembre 2017, alle ore 20:25

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Un bimbo di cinque anni cade nel frantoio di Corinaldo e muore
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Un bambino di cinque anni è morto domenica, in tarda serata, cadendo in un pozzo, a Corinaldo, in provincia di Ancona. La tragedia che ha coinvolto Florin Petru Strambu, ricalca perfettamente quella del 1981, quando il piccolo Alfredino Rampi, a Vermicino, sempre in un pozzo, perse la vita. 

Il bambino, nato in Italia e figlio di rumeni, si trovava in un frantoio con il papà, la zia e la nonna: pare che il piccolo si sia avvicinato troppo al pozzo contenente gli scarti di lavorazione delle olive, forse ha camminato sopra l’asse che lo ricopriva, ha perso l’equilibrio, ed è precipitato dentro. Sulla dinamica dei fatti, i carabinieri di Senigallia stanno già indagando.

I soccorritori hanno fatto il possibile per estrarre il Florin Petru dal buco nero. Uno dei sommozzatori del 115, durante l’attività di salvataggio, si è sentito male a causa delle forti esalazioni delle olive in fermentazione nel pozzo. Tutti hanno tirato un sospiro di sollievo quando medici e pompieri sono riusciti ad afferrarlo, ma è durato poco. Florin Petru era vivo, ma il suo respiro era assai debole. Dopo un tentativo di rianimazione sul posto, hanno capito che era meglio portarlo all’ospedale di Senigallia. Il Resto del Carlino, poco dopo, ha diffuso la notizia: “Florin Petru è morto alle 20.25“.

Il sito www.viveresenigallia.it ha cercato di tenere aggiornati i cittadini, come aveva fatto la Tv nel 1981 con il piccolo Alfredino. Pare che il primo tentativo di calarsi con le maschere antigas, per le forti esalazioni, sia è andato a vuoto: la scala calata dai vigili del fuoco era troppo corta. Successivamente, i sommozzatori sono riusciti a raggiungere il fondo del pozzo.

Il bambino avrebbe accompagnato papà, nonna e zia, verso le 18.30, all’azienda Brignoni con un carico di olive, per la lavorazione. Era già buio, e il pozzo che raccoglie gli scarti delle olive, profondo di 4 metri circa, probabilmente non era ben visibile. I tre si sono fermati in una pedana situata all’esterno del frantoio, dove i mezzi fanno le loro manovre e, comunque, in una zona franca, di sosta.

Poi un tonfo, solo allora il papà si è accorto che il figlioletto non era più al suo fianco, era caduto nella cisterna buia, non protetta dal chiusino, ma da un asse su cui il piccolo deve aver camminato perdendo l’equilibrio. I testimoni, in particolare la redattrice di www.viveresenigallia, Giulia Mancinelli, intervistata dal Corriere, ha raccontato che Florin Petru gridava: “Aiuto papà“. E il papà ha cercato di afferrarlo, ma non ce la faceva: il pozzo era troppo profondo. Subito sono stati chiamati tutti i centralini d’emergenza, tutti hanno cercato di portarlo alla luce e all’affetto dei suoi genitori. Ma tutto è stato inutile. Il pm dovrà decidere se disporre l’autopsia sul corpo del bambino.

Giulia Mancinelli racconta che “i familiari infatti ora chiedono verità e giustizia. Chi li ha visti all’ospedale dove è stato portato il bimbo racconta di rabbia frammista a dolore. Si chiedono come mai un pozzo, poco più di un tombino, potesse essere lasciato così “accessibile”. Sostengono che il pozzo non era ben coperto e che chiunque sarebbe potuto caderci dentro“.

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Ricordo la tragedia del 1981 e l'angoscia che si è stesa come un manto sull'Italia. Gli occhi e il cuore di tutti erano catapultati là, sul pozzo di Alfredino. Oggi, la tragedia si ripete e ci si chiede se la storia serva a qualcosa. Non ci sono parole per rincuorare i genitori e tutta la famiglia del piccolo: solo, vi siamo vicini con l'affetto e con la preghiera.

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