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Turismo macrabo a Pasquetta tra le macerie di Rigopiano: foto, picnic e souvenir rubati

Nella giornata di Pasquetta, numerose persone si sono recate a Rigopiano, dove il 18 Gennaio 2017 travolti da una valanga persero la vita 29 persone. La visita non era per "ricordare" chi non c'è più, ma per scattare foto e fare picnic.

Cronaca
Pubblicato il 4 aprile 2018, alle ore 12:42

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Turismo macrabo a Pasquetta tra le macerie di Rigopiano: foto, picnic e souvenir rubati

A Pasquetta si è verificato quello che potrebbe essere definito un “turismo macrabo“, alle macerie dell’hotel Rigopiano. Decine di persone si sono recate sul luogo della tragedia, dove persero la vita travolti da una valanga, 29 persone, passeggiando tra i resti e scattando foto. Ma c’è anche chi, oltre a documentare con foto, ha organizzato veri e propri picnic, portando addirittura tovaglia e sedia, e sedendosi all’ombra a pochi passi dalle macerie. Molti i bambini che correvano e giocavano, mentre i genitori raccattavano oggetti da portare a casa come “souvenir”. Un assoluto via vai di persone che ha indignato i parenti di alcune vittime, che si sono recati sul luogo della tragedia per portare un fiore e pregare in silenzio i propri cari deceduti. 

Gianluca Tanda, il fratello di Marco, una delle vittime che perse la vita nell’hotel Rigopiano, ha denunciato quanto avvenuto: “E’ indegno e vergognoso. L’area infatti, doveva essere interdetta alle persone. Il sito dovrebbe essere controllato”. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, ma molti turisti si sono dati subito alla fuga, anche se a quanto pare una trentina di persone sono state identificate. Marcello Martella, padre di Cecilia, deceduta anche lei in quel tragico giorno ha raccontato: “Ho visto persone andare in giro sui mucchi di macerie, rovistare ovunque. C’erano bambini di due anni e persone anziane. Non dico che sia un cimitero, ma è un luogo dove sono decedute 29 persone e bisogna trattarlo come si compete”.

Anche il sindaco di Farindola, ha mostrato disdegno per il turismo macrabo, ma specifica inoltre che l’interno dell’hotel è sotto sequestro, e che quindi a fare rispettare il divieto dovrebbe essere la Procura di Pescara. “Il Comune lo scorso anno ha fatto una ordinanza per l’area esterna vietando l’ingresso ai prati, ma non ho neanche un vigile urbano per farla rispettare”, ha dichiarato il sindaco, Ilario Lacchetta. Quest’ultimo compare tra gli indagati per la tragedia di Rigopiano, dove persero la vita 29 persone, tra personale dell’albergo e turisti,

Il primo cittadino di Farindola, ha lanciato un appello ai media, per prevenire questo fenomeno considerato come “turismo macabro”, ed evitare di mancare di rispetto ai familiari e alle vittime della tragedia, in quanto per loro è difficile coordinare da soli l’ordine pubblico.

A quanto pare non è la prima volta che avvengono fenomeni del genere sul luogo della tragedia. I familiari delle vittime si dichiarano stanchi e feriti, ecco perché chiedono delle pene esemplari per chi viola l’entrata all’hotel. La zona dovrebbe essere completamente recintata, ma invece risulta molto facile entrare. Il familiare di una delle vittime ha dichiarato di avere visto perfino uscire qualcuno dalla Spa. 

Tra quelle macerie, sono custoditi ancora valigie, telefono e tanti altri ricordi delle vittime, che come hanno dichiarato i parenti: “Stiamo pazientemente aspettando di riavere indietro. Non è possibile che sciacalli del dolore vagano indisturbati in questo luogo, rischiando anche di inquinare le indagini“.

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Cosa ne pensa l’autore
Serena Spaventa

Serena Spaventa - Quello che è accaduto nella giornata di Pasquetta è difficile da definire. Parlare di turismo macrabo è assolutamente poco. Oltre ad inquinare eventuali prove, essenziali per lo svolgimento delle indagine e fare giustizia, sono state violate le vittime e i loro familiari. Portare dei bambini sul luogo di una tragedia per farli giocare è qualcosa di assolutamente inspiegabile.

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