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Torino

Torino, imprenditore licenza la dipendente perché ha il cancro

Essere licenziati è sempre orribile, per questa donna è stato ancora più tremendo, la motivazione non è il suo metodo di svolgere il lavoro ma il fatto di essersi malata di cancro. La donna si sfoga nella sua pagina Facebook.

Cronaca
Pubblicato il 2 gennaio 2019, alle ore 01:37

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Torino, imprenditore licenza la dipendente perché ha il cancro

Monica Manna abita a Torino, e qualche mese fa le viene diagnosticato un cancro alla mammella. Ha dovuto iniziare un lungo percorso di lotta al cancro, ed il suo datore di lavoro l’ha licenziata a causa della malattia che l’ha assalita, accusandola di essere diventata una persona cattiva a causa della patologia.

La malattia 

Qualche mese fa, Monica scopre di avere un cancro alla mammella, subisce un ricovero ospedaliero in oncologia nell’ospedale San Lazzaro, ed effettua la radioterapia e chemioterapia al San Giovanni Vecchio. Per 181 giorni, affronta le terapie ed anche gli effetti collaterali della sua malattia e della cura. Finite le cure, torna a lavorare ma, a causa dell’indebolimento portato dalle terapie, viene colpita da un’infezione alle vie respiratorie, per cui deve fare un’altra settimana di assenza dal lavoro per curarsi con antibiotici e cortisone. Al termine della cura, la donna torna a lavorare, ed è a questo punto che inizia il suo incubo.

La reazione del datore di lavoro

Quando la donna si ammala di cancro e si assenta dal lavoro, la ditta presso cui lavora non dice nulla, ma quando la donna, rientrata al lavoro si riassenta per 1 settimana, allora la coordinatrice decide di trasferire Monica presso un’altra sede, per risparmiare 50 minuti di lavoro. Nel frattempo. il datore di lavoro si preoccupa di verificare quanti siano stati i giorni di malattia utilizzati dalla donna. Monica non si è mai preoccupata di verificare quanti giorni di mutua ha fatto e, con l’ultima settimana di malattia, ha superato di 1 giorno il periodo di comporto, ossia i giorni di mutua concessi.

La reazione di Monica al trasferimento

Quando Monica scopre del trasferimento, rimane allibita. Si rivolge al datore, chiedendo di non essere trasferita anche perché 50 km di distanza per una paziente oncologica sono tanti. Ma la ditta non vuole saperne, e rimane della sua idea. A questo punto, Monica decide di lottare e viene informata che ha dei diritti proprio perché è una paziente oncologica e che, per questo, la legge la tutela e, quindi, ha il diritto di continuare a lavorare nella stessa sede di lavoro che dista 2 minuti da casa sua. La donna inizia a lottare con tutte le sue forze per rimanere nella stessa sede, ma alla fine, suo malgrado, è costretta ad accettare il trasferimento in un’altra sede, a 2 km di distanza

Monica credeva che, con l’accettazione del trasferimento, la questione fosse conclusa ma, poco più avanti, si è resa conto che non era così.

Il licenziamento

Tre giorni dopo l’accordo di trasferimento presso una sede a 2 km di distanza, Monica si vede recapitare a casa una lettera della ditta. Quando legge la lettera, Monica capisce di essere stata licenziata: la ditta ha deciso di avvalersi di una legge che permette di licenziare le persone che superano i 6 mesi di mutua. La donna ha utilizzato 181 giorni di mutua, superando quindi di 1 giorno quelli per cui la legge tutela il lavoratore dal licenziamento. Un’altra accusa che le viene fatta dal suo datore di lavoro è che la malattia l’ha trasformata in una persona cattiva. La donna è parsa da subito ragionevolmente sconvolta dal licenziamento, ed ha deciso di sfogarsi attraverso la sua pagina Facebook con una lettera indirizzata al suo ex datore di lavoro.

La lettera ha fin da subito riscontrato l’appoggio delle persone, raggiungendo più di 14.000 condivisioni. In questa lettera si legge: “hai avuto il coraggio di dirmi che la malattia mi ha reso cattiva. Io ti garantisco che non sono diventata cattiva, ma mi hanno insegnato che a combattere per le cose giuste non si è mai dalla parte sbagliata”.

Un’altra frase che cattura è: Scusa se mi sono ammalata di cancro e grazie per avermi perdonato quel giorno in più di mutua. Mi scuso se dopo tre mesi di malattia non è avvenuto il miracolo di tornare immediatamente come prima”.

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Cosa ne pensa l’autore
Daniela Marella

Daniela Marella - È sconvolgente che una persona affetta da tumore sia licenziata proprio a causa della malattia, ma è successo anche a mia madre. Alcuni datori di lavoro danno l'impressione di considerare i lavoratori come dei numeri necessari per fare soldi, senza umanità ne comprensione: è sconvolgente che la legge glielo permetta, posto che dovrebbero esserci delle leggi specifiche per chi si cura da queste malattie.

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