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Tendopoli in fuoco. Muore un migrante nel Reggino

A San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria, un migrante è morto a causa di un incendio scoppiato in una tendopoli di fortuna. Gli "abitanti" avevano freddo e per scaldarsi avevano acceso un fuoco.

Cronaca
Pubblicato il 2 dicembre 2018, alle ore 16:59

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Tendopoli in fuoco. Muore un migrante nel Reggino

E’ successo un’altra volta. Il fuoco acceso per scaldarsi all’interno di una baracca, le fiamme fuori controllo e l’incendio che divora tutto e, senza pietà, uccide. Sembra la scena di un film, ma purtroppo non lo è.

Un diociottenne Gambiano, che viveva nella tendopoli abusiva di San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria, è morto carbonizzato, ieri sera, nel rogo che ha distrutto due ricoveri di fortuna. 

Alcuni commenti

Quella della barraccopoli di San Ferdinando, è  una situazione di estrema emergenza che, oltretutto, viene denunciata da anni, ma che a tutt’ora non si è trovata alcuna soluzione. “Chiediamo a tutte le autorità di intervenire nell’immediatezza per dare dignità a delle persone che sono venute solo per lavorare” sono le parole di un rappresentante degli abitanti della barraccopoli. Durante il suo appello ci tiene a sottolineare che si tratta di persone che si stanno impegnando per cercare una casa in affitto senza successo.

Anche Angelo Calabria Sposato – segretario della CGIL – interviene duro e scrive su  facebook: “E’ da anni che lo stiamo denunciando, qualche giorno fa lo abbiamo urlato direttamente dalla tendopoli. Subito dopo lo abbiamo fatto in Prefettura a Reggio Calabria, che riteniamo abbia enormi responsabilità. Un anno perso per smantellare Riace, un anno perso per evitare altre morti. Reagiremo“.

Nel frattempo, la Prefettura di Reggio Calabria ha convocato, presso la sede municipale di San Ferdinando, un comitato per l’ordine e la sicurezza con lo scopo di esaminare quanto accaduto e prendere i dovuti provvedimenti. 

Altri episodi

Non è la prima volta che succede proprio all’interno della stessa tendopoli della Piana di Gioia Tauro dove vivono, in condizioni di totale degrato, circa mille migranti. Il tutto a pochi metri dalla struttura legale e gestita dalla Protezione Civile. Lo scorso 27 gennaio, era divampato un altro incendio doloso. Anche in quel caso c’era stata una vittima, si trattava di un uomo nigeriano di ventisei anni, mentre un’altra giovane donna era rimasta gravemente ustionata.

Non finisce qui, perchè, sempre nello stesso posto, nel 2017, ci furono altri due roghi, ma in quel caso, per fortuna, non ci furono vittime e/o feriti.

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Cosa ne pensa l’autore
Francesco Pezzuto

Francesco Pezzuto - Non si può sopportare il fatto che, alle soglie del 2020, esseri umani possano vivere in condizioni disumane, per lo più in un Paese che si ritiene "Paese Civile" quale è L'Italia. Mi auguro che, chi di competenza, possa risolvere il problema in modo concreto e no con i soliti "annuci" che ci hanno caratterizzato sino ad oggi.

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