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Taranto, il legale dell’uomo che ha lanciato la figlia dal balcone si rifiuta di difenderlo

A Taranto un padre ha tentato di uccidere il figlio 14enne per poi lanciare la figlia minore dal balcone, riducendola in fin di vita. Il legale si è rifiutato di difenderlo.

Cronaca
Pubblicato il 11 ottobre 2018, alle ore 09:48

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Taranto, il legale dell’uomo che ha lanciato la figlia dal balcone si rifiuta di difenderlo

Un colpo di scena inaspettato quello che vede protagonista il legale dell’uomo che, dopo aver tentato di uccidere il figlio maggiore con una coltellata al collo, ha lanciato la figlia più piccola dal balcone, riducendola in fin di vita. Il padre si trova rinchiuso nel carcere di Taranto, ma dopo aver fatto il nome del legale che avrebbe seguito il suo caso per difenderlo, l’avvocato si tira in dietro.

Il caso

Quella della famiglia di Taranto è stata una storia che ha fatto rimanere tutti quanti senza parole. La donna aveva da qualche tempo lasciato il marito, precedentemente denunciato per violenza fisica in famiglia, ma l’uomo non voleva accettare quella separazione.
Per far soffrire la moglie, l’uomo ha deciso di vendicarsi sui due figli della coppia, il più grande di 14 anni colpito al collo con un coltello, e la più piccola di appena 6 anni, lanciata dal balcone del terzo piano e ridotta in fin di vita.

Secondo le ricostruzioni, il padre aveva addescato il figlio in un vicino capannone, con la scusa di fargli vedere la madre. Qui avrebbe provato a colpirlo al collo con una lama molto affilata. Grazie ai buoni riflessi del figlio e alla sua rapida fuga, il colpo inflitto non è stato mortale. Dopo aver tentato di uccidere il figlio maggiore, si è recato a casa della moglie dove si trovava la figlia di appena 6 anni, compiendo così il folle gesto di lanciarla dal terzo piano dell’edificio, e riducendola così in fin di vita. La piccola si trova ancora in ospedale in un coma molto profondo ed in condizioni critiche.

Il rifiuto del legale

Nicola Cervellera non è nuovo nella difesa di quel padre, denunciato due anni prima per violenza e maltrattamenti in famiglia, e assistito proprio dallo stesso Cervellera. Questa volta però, l’avvocato non ne ha voluto sapere del caso e di quel padre che ha provato ad uccidere entrambi i suoi figli. “Per ragioni personali e professionali” Nicola Cervellera non difenderà il suo cliente. Queste le motivazioni portate dall’avvocato, che obbliga così gli Uffici giudiziari a nominare un legale di fiducia che avrà l’arduo compito di difendere l’uomo.

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Cosa ne pensa l’autore
Marta Lorenzon

Marta Lorenzon - Più che comprensibile la scelta del legale di quell'uomo che ha tentato di mettere fine alla vita di entrambi i suoi figli. Parliamo di un avvocato che probabilmente ha famiglia e figli, che si è ritrovato a difendere un atto inconcepibile. E' vero che tutti abbiamo diritto a difenderci, ma anche gli avvocati hanno il diritto di rifiutare casi.

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