Iscriviti
Roma

Santa Elisabetta d’Ungheria, patrona del Terz’Ordine francescano

Si celebra il 17 novembre di ogni anno la festa di Santa Elisabetta d'Ungheria, patrona del Terz'Ordine francescano. Sono innumerevoli le persone che nella vita s'ispirano a questa donna, regina e santa

Cronaca
Pubblicato il 9 novembre 2018, alle ore 10:15

Mi piace
9
0
Santa Elisabetta d’Ungheria, patrona del Terz’Ordine francescano

Aveva appena quattro anni, Elisabetta, figlia del re Andrea II d’Ungheria, quando è stata promessa sposa a Ludovico. D’accordo per il fidanzamento anche la madre, la regina Gertrude. Ludovico era figlio del langravio Ermanno I, sovrano di Turingia, una regione tedesca indipendente. 

La vita di Elisabetta

Stabilito il fidanzamento, Elisabetta, in tenera età è stata condotta in Turingia, in quello che sarebbe stato il regno di Ludovico, il futuro marito. La bambina doveva per essere formata ad essere, un giorno, regina secondo i canoni del castello di Eisenach, posto tra Marburgo e Wartburg.

Il padre di Ludovico, nel 1217 muore. I contrasti politici tra Ermanno I e l’arcivescovo di Magonza, signore laico e principe dell’Impero lo pongono fuori della Chiesa. Alla morte del padre Ludovico diventa sovrano di Turingia. Nel 1221 sposa Elisabetta, aveva 14 anni. Da questo momento è sovrana e da tutti riconosciuta con il titolo “Elisabetta di Turingia”. Elisabetta e Ludovico si amano teneramente, dal loro amore nascono Ermanno, nel 1222, Sofia, nel 1224 Sofia e Gertrude, nel 1227, che non vedrà mai il padre.

Una promessa di papa Onorio III, liberarlo dalle ingerenze dell’arcivescovo di Magonza, convince Ludovico di Turingia ad organizzare la sesta crociata in Terrasanta. Parte con l’imperatore Federico II, ma non arriverà mai in Palestina. Arrivato a Otranto Ludovico viene colpito da un male contagioso e muore. A vent’anni Elisabetta rimane vedova con tre figli.

Ricevuta indietro la dote Elisabetta deve decidere che fare della sua vita. Il confessore le propone qualche via d’uscita alla sua situazione: è giovane e potrebbe risposarsi, potrebbe entrare in un monastero e vivere da regina come hanno fatto altre o da penitente in preghiera. Nessuna di queste soluzioni piace a Elisabetta che preferisce seguire il fascino della “perfetta letizia” proposto da Francesco d’Assisi.

Con il denaro della sua dote fa costruire un ospedale in cui accogliere e servire i poveri, lei stessa li visiterà due volte al giorno. Rimasta senza nulla per vivere, Elisabetta si fa mendicante. Povera con i poveri, vedova e laica veste l’abito del Terz’ordine di san Francesco, il poverello d’Assisi, divenendo con la sua vita modello per molti cristiani.

Il confessore, dopo la morte di Elisabetta ha testimoniato che da sempre lei aveva avuto attenzioni particolari per i poveri e gli ammalati: “Nutrì alcuni, ad altri procurò un letto, altri portò sulle proprie spalle, prodigandosi sempre, senza mettersi tuttavia in contrasto con suo marito“. Per Elisabetta era normale che una sovrana aiutasse chi aveva meno, anche con “piccoli gesti “esteriori”, ispirati non a semplice benevolenza, ma a rispetto vero per gli “inferiori”: come il farsi dare del tu dalle donne di servizio” si legge nella pagina a lei dedicata in maranatha.it. Nonostante l’invito di rientrare in Ungheria, Elisabetta rimane con i suoi poveri in Turingia, fino alla fine.

La vita austera e le penitenze, costringono Elisabetta a fermarsi. Ammalata seriamente, a 24 anni, il 17 novembre 1231, muore in Marburgo, in molti la definiscono “santa” tanto che papa Gregorio IX avvia l’inchiesta su quanto si dice e si riferisce a Elisabetta. Dopo alcune lentezze per la morte improvvisa del confessore, assassinato e per l’intervento dell’arcivescovo di Magonza che cerca di confondere le indagini, nel 1235, Elisabetta viene canonizzata da papa Gregorio IX. Al tempo della Riforma protestante, i resti del suo corpo sono stati trafugati da Marburgo, ora, in parte, sono custoditi a Vienna. 

Video interessanti:
Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Penso che il fascino di Elisabetta d'Ungheria sia dovuto proprio al suo voler vivere, in una condizione normale di vita, la spiritualità francescana. Una spiritualità che non si fa solo preghiera o penitenza, ma si fa vita ispirata alla "perfetta letizia". Non è il possedere, ma il donare che realizza la persona. Non sono le cose o i titoli a dar dignità all'uomo, ma l'avere in sé il dono della vita, il dono di Dio. Come non restarne affascinati e coinvolti?

Lascia un tuo commento
Commenti

Non ci sono ancora commenti su questo contenuto. Scrivi la tua opinione per primo!