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Piacenza, insultato e poi licenziato perchè omosessuale

Assunto a settembre, un 28enne ha dovuto subire delle umiliazioni omofobe per poi venire licenziato a causa del suo orientamento sessuale. Ecco l'appello al Ministro del Lavoro Luigi di Maio.

Cronaca
Pubblicato il 26 ottobre 2018, alle ore 10:06

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Piacenza, insultato e poi licenziato perchè omosessuale

A Piacenza continua la serie di insulti e atteggiamenti omofobi di cui si sente parlare ormai in tutta Italia, ma questa volta provengono proprio dal posto di lavoro. Un 28enne assunto attraverso un’agenzia interinale in una nota azienda del posto, ha subito prima insulti riguardo il suo orientamente sessuale, per poi essere emarginato durante l’orario di lavoro, ed in fine licenziato.

Il ragazzo protaganostia della vicenda, ha deciso di denuciare il suo ex posto di lavoro, ed in particolare il tutor che invece di aiutarlo nelle mansioni che doveva svolgere, gli ha espresso parole di puro odio e di scherno riguardo il suo orientamento sessuale. A parlare con i giornalisti del quotidiano La Libertà, è stato il segretario nazionale dell’Arcigay, associazione nata per aiutare e supportare tutte quelle persone che subiscono violenze, insulti ed ingiustizie a causa del loro orientamento sessuale, e che spesso non possono denunciare o hanno paura di farlo.

La denuncia

Tra gli insulti peggiori che sono stati rivolti al giovane 28enne, c’è quello fatto proprio dal suo tutor sul posto di lavoro, colui che l’azienda aveva assegnato al ragazzo perchè lo aiutasse ad imparare il mestiere. “Se sei veramente gay ti investo con il muletto“, sarebbe stato detto al ragazzo. Da qui parte la denuncia dell’ex dipendente all’Arcigay “L’atomo” di Piacenza e al Telefono Rosa che hanno fin da subito appoggiato il giovane e raccontato pubblicamente l’accaduto.

Il segretario nazione dell’Arcigay, Gabriele Piazzoni, ha commentato l’accaduto definendolo grave e sconfortate e volendo fare anche un appello al Ministro del Lavoro, il vicepremier Luigi Di Maio. Proprio a lui si rivolge chiedendogli di non trattare l’occupazione come una questione aritmetica dove contano solo dei numeri, perchè il lavoro che umilia non è lavoro. Piazzoni aggiunge che l’Italia non ha bisogno solo di posti di lavoro, ma di buoni posti di lavoro.

Il segretario conclude il suo discorso affermando che questa situazione non è affatto un eccezione nel nostro paese, e che l’unica cosa eccezionale in questa storia è il coraggio che il 28enne in questione ha avuto nel denunciare pubblicamente quanto gli era stato fatto, senza lasciarsi scoraggiare o chiudersi in se stesso. 

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Cosa ne pensa l’autore
Marta Lorenzon

Marta Lorenzon - Purtroppo proprio come afferma Piazzoni, non è più una eccezione quello che cade nel nostro paese. Ormai non ci stupiamo più quando sentiamo notizie di questo genere, quando un datore di lavoro umilia o licenzia qualcuno perché gay. La trovo una cosa ben peggiore dell'atto compiuto, quella di non indignarci più. Non facciamo diventare queste situazioni la nostra quotidianità.

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