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Palermo

Palermo, trasfusione non autorizzata a una Testimone di Geova. Medico nei guai

Un mese di carcere al primario dell'ospedale di Cimino di Termini Imerese (PA) per aver fatto eseguire una trasfusione in una paziente non in pericolo di vita e contraria per motivi religiosi.

Cronaca
Pubblicato il 8 aprile 2018, alle ore 12:15

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Palermo, trasfusione non autorizzata a una Testimone di Geova. Medico nei guai

Giovanni Spinnato, un medico di Palermo, è stato condannato per violenza privata a un mese di reclusione con la condizionale. Nel 2010 aveva deciso di fare una trasfusione a una paziente contraria alle trasfusioni per motivi religiosi.

La donna, una testimone di Geova, allora aveva 25 anni e si trovava ricoverata presso l’ospedale Cimino di Termini Imerese (PA), a causa di una minaccia di aborto. Dopo i primi esami, pareva che tutto si fosse normalizzato, presto però arrivarono delle complicazioni. Durante gli esami successivi i medici si sono accorti che il feto era senza vita e decisero, necessariamente, di asportarlo.

Temendo che anche la donna fosse in pericolo, il primario decise di salvarla con la trasfusione. In “ladige.it” si legge che “Spinnato ha sempre sostenuto di avere forzato la trasfusione di sangue perchè aveva ritenuto che la paziente si trovasse in pericolo di vita“: assolto dall’accusa di aborto colposo, perchè la trasfusione era stata decisa dopo che il feto, per cause naturali, aveva cessato di vivere, non è stata la stessa cosa per quanto riguardava la donna. La perizia medica, pur confermando la situazione di sofferenza della paziente, non ha riscontrato un pericolo tale da far eseguire una trasfusione.

La donna, fedele al suo credo, nega di aver autorizzato qualsiasi trasfusione. Su “Tgcom” si legge che a chiedere la condanna a un anno di reclusione per Spinnato è stato il pm Luisa Vittoria Campanile: “pena che poi il giudice ha stabilito con la sentenza. Il processo è stato seguito dalla comunità dei testimoni di Geova secondo la quale la decisione del giudice è in armonia con il diritto nazionale e internazionale“.

All’intervento avevano partecipato anche altri tre medici, Carmelo La Rosa, Michele Terranova e Vincenzo Pio Falzone, tutti assolti. Solo il primario di chirurgia, il dottor Giovanni Spinnato, dovrà portare il peso di una scelta. Oltre al mese di reclusione, il primario “con i benefici della condizionale e della non menzione (…) dovrà pagare alla paziente, costituita parte civile, anche una provvisionale di 10 mila euro e altri 5 mila euro per spese di giudizio“, come scrive “ladige.it”. Ad emettere la sentenza è stato il giudice monocratico Sabina Raimondo.

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Penso che dei medici ci si debba fidare e che sia troppo facile misurare "l'attimo presente" - fotografato negli esami e cartelle cliniche - riletto nella calma del "giorno dopo". L'attimo presente, dell'urgenza...deve muoversi, deve far presto per salvare una vita. Se poi c'è di mezzo una scelta "religiosa", allora i medici devono esserne portati a conoscenza fin da subito, fin dal ricovero, per rispettare la volontà del paziente.

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Commenti
Fabrizio Ferrara
Fabrizio Ferrara

08 aprile 2018 - 12:19:12

Pazzesco. Se ne fregano, e si parla di malasanità. Eccedono in prudenza, e li si condanna per violenza privata: ma che devono fare questi poveri medici? Ma la signorina in questione si baciasse i gomiti per aver avuto un medico che rischia la galera pur di metterla in sicurezza.

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