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Palermo

Palermo, scorta revocata allo chef che denunciò estorsioni. L’appello: "Qualcuno è responsabile di ciò che mi accadrà"

Natale Giunta, chef palermitano denunciò i tentativi di pizzo rivolti alla sua attività. Il suo coraggio ha permesso l'arresto degli uomini delle cosche, ma per lui le minacce non sono finite.

Cronaca
Pubblicato il 1 giugno 2018, alle ore 15:53

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Palermo, scorta revocata allo chef che denunciò estorsioni. L’appello: "Qualcuno è responsabile di ciò che mi accadrà"

Natale Giunta è un noto chef palermitano vincitore anche della popolare trasmissione “La prova del cuoco“. Il cuoco è noto soprattutto per le sue coraggiose denunce, che hanno portato all’arresto di uomini delle cosche che pretendavano il pizzo da lui. La denuncia gli aveva reso necessaria una scorta per tutta la sua famiglia. Ma, qualche giorno fa lo chef si è visto revocare tutte le misure di protezione di cui ha beneficiato in questi ultimi anni. 

Le misure di protezione per lo chef Natale e la sua famiglia sono state necessarie, in quanto a seguito della sua denuncia aveva ricevuto una serie di minacce. Ecco perché dopo la revoca, Giunta si è sentito di dire tramite una lettera qualcosa al Prefetto: “Da oggi qualcuno sarà responsabile di tutto ciò che mi accadrà“.

Lo chef, titolare della concessione demaniale Sailem, gestisce l’azienda “Passami u Coppu” e il locale Castello a Mare. Le sue attività sono diventate oggetto di minacce da parte di cosche palermitane, che avanzavano richieste pressanti di pizzo. Natale aveva così deciso di raccontare e denunciare tutto ai Carabinieri.

Le sue denunce come suddetto hanno portato a diversi arresti, che però non hanno fermato le minacce nei confronti dello chef. La sua vita professionale e personale dopo la denuncia è stata stravolta da continui eventi, che come ha raccontato lui stesso in una lettera: “ hanno lasciato profonde ferite e mi sono costati paure, sacrifici e denaro”. Tra i dolorosi eventi descritti c’è quello di una busta recapitata a casa dello chef con dei proiettili, oltre ad un locale distrutto e un camion di sua proprietà bruciato.

Da molto tempo ormai lo chef viveva blindato e sotto scorta, per garantire protezione alla sua famiglia e a se stesso, da uomini che hanno dimostrato che nonostante arresti e condanne non si fermanno mai. Per questo chiede con un appello al Prefetto di Palermo di cambiare la sua scelta di revocare la scorta. Natale Giunta, nella sua lettera ha dichiarato di non avere mai chiesto aiuto a nessuno: “non ho bussato porte ad esponenti politici, non mi sono messo mai contro lo Stato anzi, sono una sua vittima, ed allora perché proprio quella parte di Stato che dovrebbe tutelarmi adesso mi abbandona?”.

Duro anche l’intervento su Facebook della sorella, Francesca Giunta, giornalista che ha scritto: “Fino a ieri mi battevo e gridavo al mondo di denunciare. Denunciare la Mafia, le estorsioni, il pizzo. Oggi, invece, dico che non vale la pena. Non vale la pena di lottare per cercare di cambiare questa terra martoriata e mortificata da chi vuole distruggerla“. Un vero e proprio grido di dolore di questa famiglia che si sente abbandonata dopo avere compiuto una scelta coraggiosa, che non tutti sono disposti a fare.

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Cosa ne pensa l’autore
Serena Spaventa

Serena Spaventa - La scelta dello chef Natale Giunta è da onorare, in quanto difficilmente si trova il coraggio di denunciare sapendo che la tua vita viene stravolta e soprattutto che insieme alla tua famiglia potresti essere "a rischio". Vedersi togliere la scorta per quest'uomo significa sentirsi non più appoggiato dallo Stato, da solo contro un qualcosa di grande da combattere.

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