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Padova, sesso, droga e festini gay col parroco: arrestato "don Ciliegina"

Era partita da Padova l'indagine che ha portato all'arresto di don F. P. il parroco di un comune toscano coinvolto nello scandalo dei festini gay a base di droga dello stupro e della cocaina.

Cronaca
Pubblicato il 30 ottobre 2021, alle ore 18:33

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Padova, sesso, droga e festini gay col parroco: arrestato "don Ciliegina"

Era finito in manette il 14 settembre scorso durante un’operazione della Squadra Mobile di Prato grazie all’indagine degli Agenti di Padova, coordinati dal sostituto procuratore Benedetto Roberti, il sacerdote don Francesco Spagnesi.

Il sacerdote era rimasto coinvolto nell’indagine e finì ai domiciliari. Le accuse sono di spaccio e importazione di sostanze stupefacenti. L’uomo ha chiesto il patteggiamento a una pena di 3 anni e 8 mesi.

La vicenda

È finito in manette il 14 settembre scorso durante un’operazione della Squadra Mobile del capoluogo toscano, ma gli investigatori pratesi devono tutto ai colleghi padovani, coordinati dal sostituto procuratore Benedetto Roberti, che all’inizio del 2020 avevano chiuso l’Operazione G con nove indagati, tra le province di Padova, Vicenza e Treviso, finiti nei guai in parte per aver importato il Gbl dall’Olanda, nota anche come droga dello stupro, per poi rivenderla ai propri clienti, in parte per la cessione senza autorizzazione di medicinali, in particolare Cialis.

Nell’ambiente la chiamavano Ciliegina, Fantasy o Filtro d’amore. Nomi che facevano sembrare innocuo quello che in realtà è un pericoloso stupefacente sintetico: la droga dello stupro. La squadra Mobile di Padova nell’ottobre 2019 ne aveva trovato un litro e mezzo nell’abitazione dell’imprenditore di Fossò (Venezia), Vanni Fornasiero, che di sera si trasformava in un organizzatore di eventi eleganti e trasgressivi in ville d’epoca o ambientazioni glamour.

Feste rivolte principalmente al mondo gay, alcune in stile Eyes wide shut con tanto di obbligo di maschera sul viso. Il veneziano è stato arrestato per detenzione ai fini di spaccio. Oltre ai flaconi di Gbl, il 60enne aveva in casa anche diverse dosi di mefedrone, uno psicoattivo eccitante con effetti simili alla cocaina.

Si tratta di una metanfetamina sintetica facilmente reperibile sul web.Con lui nei guai finirono anche Gabriele Sbrilli e l’architetto Federico Lucchin, di Noventa, di 46 e 51 anni, Nicolò Burughel, 35enne trevigiano, il vicentino 59enne Maurizio Vandello, il padovano Alessandro Pertile, 45enne, che gestisce un sexy shop all’Arcella, e ul 38enne albanese Sokol Haderaj.Sbrilli e Lucchin si sono rivelati veri e propri soci in affari per l’acquisto e spaccio di droga.

L’uno col compito di ricevere i clienti nella loro abitazione di Noventa, l’altro, invece, col compito di reperire, a qualsiasi ora del giorno e della notte, non solo Gbl ma anche cocaina e mefedrone. Grazie al monitoraggio dei telefoni della coppia, ben presto la Mobile ha ricostruito la rete di clientela legata alla loro attività di spaccio di G o prosecco (la droga dello stupro), mefedrone (M), e di medicinali, quali Cialis, Viagra, Kamagra, in assenza di qualsivoglia autorizzazione, così come pure ai loro canali di rifornimento.

I medicinali sono stati ritrovati anche nel sexy shop dell’Arcella. Sbrilli, Lucchin, Fornasiero e Brughel hanno patteggiato la pena in momenti diversi. Haderaj, Petrile e Vandello sono stati condannati, invece, con rito abbreviato. Da qui poi il ministero degli Interni ha richiesto alla polizia olandese, dove gli spacciatori si approvvigionavano, di avere i nomi di tutti gli italiani che compravano la droga dello stupro nei Paesi Bassi (ne compravano un litro a 100 euro e lo rivendevano a 1 euro al millilitro, guadagnando 900 euro).

Essendo, infatti, un solvente che si usa nelle carrozzerie, bastava, infatti, acquistarla con un una partita Iva, anche fasulla. E qui c’è stata la scoperta: a settembre la polizia olandese ha fornito il malloppo di nomi. Durante le indagini, dunque, è finito nel mirino pure il parroco pratese. Il sacerdote è indagato anche per tentate lesioni gravissime visto che non avrebbe informato i suoi partner della sua sieropositività.

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Cosa ne pensa l’autore
Caterina Lenti

Caterina Lenti - Sono davvero contenta che "don Ciliegina" sia finito in manette. Chi ricopre cariche ecclesiastiche deve fungere da esempio alla comunità e non macchiarsi di simili reati. E' giusto che sconti la pena comminata alla gravità dei fatti commessi. Non ho davvero parole sull'accaduto. Spero che opportuni provvedimenti vengano presi anche in ambito religioso.

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