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Padova, nepalese massacra la moglie: "Non sapevo fosse reato in Italia". La moglie lo difende in aula

Il Nepalese di 44 anni è stato rinviato a giudizio, giovedì inizierà il processo a Padova. La moglie e la figlia attualmente si trovano presso una comunità protetta.

Cronaca
Pubblicato il 3 ottobre 2018, alle ore 18:32

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Padova, nepalese massacra la moglie: "Non sapevo fosse reato in Italia". La moglie lo difende in aula

Non sapevo … non sapevo” continuava a ripetere il cittadino nepalese di 44 anni davanti al Gup dopo esser stato arrestato per maltrattamenti in famiglia e rinviato a giudizio, così come richiesto dal sostituto procuratore Daniela Randolo. L’uomo, dedito al gioco d’azzardo, accanito frequentatore delle sale scommesse e dipendente del Bingo all’Arcella, l’8 marzo scorso ha pestato a sangue la moglie utilizzando un pesante paio di scarpe con la punta rinforzata colpendola per numerose volte sulla schiena.

La donna, 26 anni sua connazionale, ha incominciato ad urlare disperata ed un vicino di casa ha chiamato il 113: una pattuglia della polizia è intervenuta tempestivamente e il marito è stato bloccato e denunciato a piede libero per maltrattamenti in famiglia. La moglie accompagnata al pronto soccorso è stata dichiarata guaribile in quindici giorni.

La moglie sottomessa decide di ritrattare

L’11 giugno scorso la donna, con la sua bimba, è stata avvistata alle due di notte da una volante della polizia mentre vagava in stato confusionale per le strade dell’Arcella, vicino al Bingo. La vittima era stata nuovamente picchiata dal coniuge. I segni sul corpo confermavano l’orribile pestaggio: contusioni e graffi sulla schiena, una ferita da un tentativo di strangolamento sul collo.

Il nepalese è stato arrestato e condotto presso i Due Palazzi di Padova, mentre la moglie e la bimba sono stati ospitati in una comunità protetta. La donna incredibilmente, dopo quindici giorni dall’arresto del marito, ha deciso di ritrattare ed ha dichiarato agli inquirenti: “Il mio compagno non mi ha colpito alla schiena, quelle ferite me le sono procurate da sola”. In merito ai lividi sul collo è arrivata ad affermare di aver cercato di strozzarsi da sola.

La difesa del nepalese

Il pubblico ministero, compresa la condizione di sottomissione della donna, ha nominato un consulente per un esame psichiatrico, ed è emerso che la signora non è in grado di testimoniare: la nepalese, laureata, non parla italiano, attualmente è priva di alcun sostegno economico e si sente responsabile delle conseguenze legali che il marito è in procinto di affrontare.

Quando il 44enne si è presentato davanti al giudice per l’udienza preliminare a sua discolpa, in lacrime, scosso, ha incredibilmente dichiarato: “Non sapevo che in Italia la moglie non si può picchiare». E ancora: «Nel mio Paese tutti i matrimoni sono combinati dai genitori dei due sposi”.

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Cosa ne pensa l’autore
Chiara Lanzini

Chiara Lanzini - La signora è vittima di una cultura atavica, della condizione di sottomissione a cui è stata abituata fin da piccola: bisogna comprendere e capire che ha ritrattato perché vinta dall'innata paura. Spero che la donna possa trovare la serenità e la pace che si merita dopo esser stata a fianco di un uomo che riteneva sano e giusto brutalizzare la consorte.

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Commenti
Fabrizio Ferrara
Fabrizio Ferrara

03 ottobre 2018 - 20:27:21

Non so quanto sia opportuno far arrivare chi abbia visioni dei rapporti interpersonali così differenti da quelle del nostro Paese.

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