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Nathan Labolani, ucciso da un cacciatore, aveva un fucile e non il porto d’armi

Nathan Labolani, ucciso per errore da un cacciatore durante una battuta di caccia al cinghiale, aveva con sè un’arma e dei proiettili, ma non il porto d’armi

Cronaca
Pubblicato il 3 ottobre 2018, alle ore 06:51

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Nathan Labolani, ucciso da un cacciatore, aveva un fucile e non il porto d’armi

Il caso di Nathan Labolani, il 19enne di Apricale provincia di Imperia, è stato argomento di cronaca e critiche per quanto riguarda anche la caccia.

Dalle indagini della Procura di Imperia è saltato fuori che il ragazzo era nel bosco ed aveva con sè un’arma e dei proiettili. Forse, anche lui era a caccia, ma non aveva il porto d’armi. 

Le indagini

Nathan Labolani, è stato ucciso per errore da un cacciatore durante una battuta di caccia al cinghiale. Un colpo, sparato da un cacciatore di 29 anni, lo ha colpito all’addome ed è morto. L’uomo che lo ha ucciso è indagato per omicidio colposo.

Gli inquirenti stanno cercando di fare chiarezza sul caso. Le indagini, infatti, hanno rivelato che il ragazzo aveva con sé un fucile da caccia calibro 12, delle munizioni, ma non aveva mai preso il porto d’armi. L’arma e i proiettili sono stati ritrovati accanto al corpo del ragazzo. La notizia è stata riferita dalla Procura di Imperia che adesso ipotizza che il ragazzo fosse nel bosco per cacciare da solo.
Dalle indagini degli investigatori, però, sembra che il ragazzo non facesse parte di nessuna delle due squadre che partecipavano alla caccia al cinghiale.

Il caposquadra di uno dei due gruppi di cacciatori, Luciano Bacigaluppi, ha dichiarato ai carabinieri che il ragazzo non faceva parte di nessuno dei due gruppi composto da 25 – 26 persone. Inoltre, spiega che per questo tipo di caccia si sta in coppie e si comunica con gli altri attraverso una radiotrasmittente. I gruppi cacciavano su un’area di circa 3 km e, tra loro c’è una distanza di 300-400 metri.

Il padre, Enea Labolani, ha raccontata di aver ricevuto una telefonata dal figlio nella quale Nathan dice di essere stato ferito all’addome e che gli avevano sparato. Ora, la famiglia chiede giustizia per il figlio, a prescindere dal possesso o meno di un’arma: “Nulla giustifica la sua morte” ha dichiarato ed ha aggiunto: “Da quando ha compiuto diciotto anni, gli ho sempre detto ‘devi essere responsabile delle tue azioni”. 

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Cosa ne pensa l’autore
Giovanna Barone

Giovanna Barone - La morte di un ragazzo è sempre molto dolorosa. Il ragazzo si trovava nel posto sbagliato ed è stato colpito per errore. Il fatto che avesse un'arma e stesse cacciando irregolarmente dovrebbe fare riflettere chi, come lui, ogni volta che si apre la stagione della caccia pensa di poter prendere un fucile in mano e dei proiettili, senza autorizzazione e sicurezza per sè stesso e per gli altri.

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