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Mantova: licenziata la donna in congedo lavorativo il cui figlio di tre anni è affetto da Sma

La donna era in congedo dal lavoro per poter assistere il figlio di tre anni disabile, ma l'azienda, una società che fa rilevazione di prezzi, la licenzia. Il caso finisce in tribunale.

Cronaca
Pubblicato il 4 dicembre 2017, alle ore 10:55

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Mantova: licenziata la donna in congedo lavorativo il cui figlio di tre anni è affetto da Sma
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Aveva chiesto e ottenuto un periodo di congedo lavorativo dalla sua azienda per poter assistere il figlio gravemente disabile, un bimbo di tre anni appena, ma è stata licenziata. La donna, della provincia di Mantova, assistita dai sindacati, ha chiesto al giudice del lavoro di ottenere la riassunzione.

La donna, Veronica Piras, è stata licenziata perché, per assistere il figlio Nikolas, affetto da Sma, l’atrofia muscolare spinale che lo tiene collegato continuamente alle macchine, respiratore e sondino gastrico, ha chiesto il periodo di concedo lavorativo. La donna vive con il marito Viktor e il figlio a Castiglione Mantovano. Assunta nel 2013 a tempo indeterminato, lavorava per la Consulmarketing, occupandosi di rilevare i prezzi per le indagini di mercato nei supermercati della Lombardia e del Trentino.

La gravidanza per Veronica non è stata facile e da subito ha cominciato ad avere problemi con l’azienda, che ha preteso di posticipare il congedo obbligatorio. In soccorso della donna, un certificato medico con l’attestazione della gravidanza a rischio, di fronte al quale l’azienda ha ceduto.

Nikolas è nato il 22 dicembre di tre anni fa. Scaduti i cinque mesi di maternità, Veronica ha chiesto all’azienda di restare a casa per altri tre anni – consentiti dalla legge con la formula del congedo parentale quando si hanno figli con grave disabilità – recependo in questo periodo il 30% dello stipendio mensile, che era di circa 800 euro netti.

Il congedo doveva scadere a marzo 2018. A giugno scorso, riferisce la Gazzetta di Mantova, una mail dell’azienda ha raggiunto Veronica Piras chiedendole di restituire il materiale necessario al suo lavoro per la rilevazione dei prezzi, facendo anche riferimento a una lettera (“come già richiesto nella lettera di licenziamento del 19 maggio”) che la donna non avrebbe mai ricevuto. La mancanza di una comunicazione scritta, secondo i legali che la donna ha contattato attraverso la Uil, Marco Carra e Nunzia Zeida, sarà uno degli argomenti nell’aula del tribunale il 13 dicembre, data fissata per discutere il caso.

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Sono situazioni davvero incredibili. Difficili da credere. Un figlio gravemente disabile e la perdita impropria del lavoro. Tristezza su tristezza (per non dire altro). Ora il tribunale farà chiarezza e si spera che la legge sia a favore del più debole. Ma quante situazioni simili ci sono? Purtroppo, non tutti hanno il coraggio di far sentire la propria voce...Mi piacerebbe ascoltare anche le ragioni dell'azienda.

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Commenti
Claudio Bosisio
Claudio Bosisio

04 dicembre 2017 - 17:26:48

Che schifo. Abbiate un cuore e ridatele quel posto di lavoro!

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Maria Guerricchio
Maria Guerricchio

04 dicembre 2017 - 15:59:49

sigh:(

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