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Torino

Mamma con manie di perfezione finisce in carcere

Un anno e dieci mesi di reclusione per il reato di maltrattamento sui figli a una donna torinese ossessionata dall'ideale di mostrare a tutti una "famiglia perfetta".

Cronaca
Pubblicato il 1 giugno 2017, alle ore 11:21

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Mamma con manie di perfezione finisce in carcere

Alla nascita del settimo figlio, una famiglia torinese divenne famosa: dal febbraio 2013, infatti, finì su rotocalchi e interviste in TV come esempio di qualcosa che, finalmente, funziona in Italia.

La mamma, che agiva in buona fede, pian piano fu ossessionata dal desiderio di famiglia perfetta“. Così da “dolce, attenta alle esigenze della prole di cui personalmente cura l’igiene, l’abbigliamento e l’istruzione” come veniva descritta, divenne giorno dopo giorno “irritabile, nervosa, aggressiva verbalmente e anche fisicamente nei confronti del marito e dei figli“.  

Diamante Minucci, il giudice che ha emesso la sentenza, ha condannato la donna per il reato di maltrattamenti sui figli a un anno e dieci mesi di reclusione, e l’ha invece assolta dalla stessa accusa nei confronti del coniuge.

La donna, nel tempo, è cambiata profondamente, e dai figli pretendeva “la stessa obbedienza a prescindere dall’età di ciascuno: sia per quando riguarda l’igiene o l’alimentazione“, e tutto a partire dalla nascita di quell’ultimo figlio. Liti e ceffoni erano diventati un’abitudine. Per qualsiasi cosa, volava uno scapaccione divenuto “quotidiano e assolutamente ingiustificato“, come scrive il giudice. I ragazzi non potevano sporcarsi, dovevano seguire le regole alimentari dettate da lei, dovevano vestirsi con i colori che seguivano i suoi gusti. Con i ragazzi litigava se non si vestivano tutti nello stesso modo.  

A raccontare al giudice tutti i particolari sono stati i figli e il marito. Ne è uscita una situazione familiare in un continuo malessere in cui, alle discussioni, a volte, seguiva l’aggressività verbale e fisica da parte della donna. Attenta a quello che diceva la gente, all’apparenza, ma non al contenuto, i figli più grandi hanno raccontato, nel corso delle audizioni, che la mamma – fuori da casa – era una persona diversa. Poi, in casa, si trasformava.  

Nella sentenza, sono citati il lanciò delle sedie contro la figlia, per non aver raccolto le foglie in giardino; le offese alle ragazze definite “grasse” e mandate a letto senza cena. Finché, una sera, mentre si scagliava con violenza contro le figlie, il marito chiamò il 118. Appena i vigili se ne furono andati, tutto tornò come prima, e peggio di prima: la donna prese un coltello, e urlò contro il marito, dimostrandosi pronta a qualsiasi cosa.

I figli stessi, un giorno, dissero al padre: “Papà, tu stai dicendo che ci aiuti, ma qui non sta succedendo nulla. Qui ogni giorno è un macello. Se dobbiamo, lo chiamiamo noi il Telefono Azzurro“.  

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Forse davvero prima, non tanto del settimo figlio, quanto delle interviste alla TV e dei racconti nei rotocalchi, la famiglia era perfetta. Perfetta con i piccoli litigi, le piccole incomprensioni che fanno parte della quotidianità, ma che non stanno a significare che la "famiglia" non funziona. Quello che, secondo me, non ha funzionato è stato l'aprire la porta alla TV e alle interviste, facendo nascere il desiderio di perfezione, e di apparire sempre a puntino.

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