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Bologna

La politica e la Chiesa accusano il gay pride di sovversione e bestemmia

A Imola, durante un gay pride, donna bestemmia Dio ripetutamente. Insorgono Lega e Forza Italia. La Chiesa locale prepara una messa di riparazione per oggi 29 luglio

Cronaca
Pubblicato il 29 luglio 2018, alle ore 13:24

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La politica e la Chiesa accusano il gay pride di sovversione e bestemmia

Il gay pride che si è tenuto a Imola lo scorso 21 luglio ha sollevato non poche polemiche da parte delle forze politiche e della Diocesi imolese. Che hanno definito l’iniziativa dell’associazione Arcobaleno un modo per incitare all’odio nei confronti di chi legittimamente e pacificamente esprime un’opinione diversa dagli organizzatori di questo evento.

Nicolas Vacchi, di Forza Italia, che aveva invitato le istituzioni locali a prendere le distanze dall’iniziativa, ha spiegato che i gay pride “sono manifestazioni di dubbio gusto, che fanno dell’ostentazione dell’omosessualità una bandiera di civiltà. Non è questo il modo per dire che una società è civile”.

Nicolas Vacchi aveva anche commentato il volantino distribuito dai partecipanti al corteo e che recitava “fuori Stato e Vaticano dalle nostre mutande“, accusando gli autori del volantino di volgarità e maleducazione, dato che non mostravano alcun rispetto né verso le istituzioni statali e né verso la coscienza cattolica dei cittadini di Imola.

Le istituzioni politiche locali non hanno mancato di far notare le bestemmie che i partecipanti al gay pride proferivano verso le divinità e gli slogan dispreggiativi rivolti alle forze dell’ordine, aggiungendo che i gay pride dimostrano di essere forme di manifestazioni atte a vomitare odio a profusione su tutti coloro che non la pensano allo stesso modo.

Il segretario leghista Marco Casalini ha commentato: “Bestemmiano in pubblica piazza, al microfono, durante una manifestazione per i diritti gay. Mi sa che dei diritti per i gay questi se ne freghano. L’obiettivo è fare teatro insinuando nelle persone idee anti governative e contro la Lega. La libertà si conquista con la ragione”.

Le reazioni sono arrivate anche dalla Diocesi di Imola, che ha deplorato i comportamenti “di chi in nome della libertà calpesta la libertà degli altri, offendendoli nelle loro convinzioni più profonde”, spiegando che i cattolici “non temono le offese e pregano per i loro offensori, ma non accettano di confondere la libertà con la prepotenza e l’arroganza”.

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Cosa ne pensa l’autore
Mario Barbato

Mario Barbato - Tutta gente, questa, che dovrebbe andare in un Paese arabo, dove lì le bestemmie e le offese contro Stato islamico e religione islamica sono duramente punite. Il guaio è che molti in Italia confondono libertà con abuso. Certo la manifestazione è frequentata anche da chi non bestemmia ed è contrario a questa buffonata, ma se si dà voce a gente che in nome di presunti diritti assume atteggiamenti sovversivi e blasfemi, forse è il caso di intervenire seriamente.

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