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Torino

Ivrea, calci e pugni alla pancia della moglie per farla abortire: 31enne condannato

Qualche giorno dopo la Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne, un 31enne residente a Ivrea è stato condannato dal tribunale del posto a 3 anni di carcere per maltrattamenti, lesioni, e sequestro di persona, nei confronti della moglie.

Cronaca
Pubblicato il 10 dicembre 2018, alle ore 12:07

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Ivrea, calci e pugni alla pancia della moglie per farla abortire: 31enne condannato

Pochi giorni dopo la giornata internazionale contro la violenza sulle donne un uomo residente Ivrea di 31 anni D.T., di origine albanese è stato condannato dal Tribunale di Ivrea a 3 anni di carcere per maltrattamenti, lesioni e sequestro di persona nei confronti di sua moglie.

La donna a 25 anni, negli anni che vanno dal 2014 al 11 aprile 2016 è stata costretta a subire ogni genere di maltrattamento dal marito. Il 11 aprile del 2016 La giovane donna ha deciso di ribellarsi ho trovato in se stessa il coraggio di scappare e di denunciare l’incubo in cui era costretta a vivere.

La ricostruzione dei fatti

Dalle indagini fatte dalle forze dell’ordine ed in base a quanto emerso nella fase di processo, la donna veniva continuamente disprezzata e insultata: la violenza psicologica che subiva era interminabile ed inarrestabile. La giovane donna era completamente sottomessa e considerata un oggetto, al punto che l’uomo decideva cosa potesse o non potesse fare, e la rinchiudeva in casa a sua discrezione. 

Più volte, la ragazza ha tentato di ribellarsi ma, ogni volta, il marito la picchiava violentemente, anche durante il periodo di gravidanza. Durante la gestazione, riceveva violentissimi pugni sul pancione. Il marito voleva a tutti i costi che la moglie abortisse, e ha quindi organizzato il trasferimento in Albania per fare l’aborto nonostante la donna fosse contraria. Proprio nel momento in cui la donna veniva trasferita contro la sua volontà, con l’obbligo di abortire, in Albania dove tra l’altro era già tutto organizzato, le forze dell’ordine sono riuscite ad intervenire.

I militari sono stati allertati dai familiari della donna su quanto stesse accadendo, e sono quindi intervenuti immediatamente ridando alla donna la libertà e il rispetto di cui era stata privata. In questo modo, la ragazza ha potuto riiniziare a decidere della sua vita e di quella del bambino che portava in grembo.

La sentenza

Venerdì 30 novembre, si è concluso il processo con la lettura della sentenza pronunciata dal giudice Lodovico Morello del Tribunale di Ivrea. Il giudice ha riconosciuto colpevole il 31enne, e lo ha condannato per i reati di maltrattamento, lesioni, e sequestro di persona nei confronti della moglie. 

Lo Stato Italiano, nella persona del giudice Morello, ha riconosciuto il dramma che ha dovuto vivere la donna, difesa dall’avvocato Raffaella Orsello, e le ha quindi assegnato un risarcimento provvisorio di € 15.000. Al momento, la ragazza è stata inserita in una comunità protetta, lontana dalle violenze subite e, grazie a questa comunità, riceverà un aiuto per potersi ricostruire una vita.

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Cosa ne pensa l’autore
Daniela Marella

Daniela Marella - Sembrano delle scene da film o casi che avvengono soltanto in America, ma non è così! Questa donna ha subìto in silenzio di tutto, come sequestri, insulti, botte: oltretutto, suo malgrado era costretta ad accettare un trasferimento in Albania e l'imposizione di un aborto. Chissà cos'altro ha subito e non ha mai raccontato: per fortuna, dei familiari hanno deciso di lottare per lei e le forze dell'ordine sono intervenute liberando la ragazza. Sono scandalizzata e furiosa: quest'uomo ha ridotto in schiavitù una donna e viene condannato solo a 3 anni di carcere! Mentre un fotografo (Corona), per delle foto, viene condannato a 20!!?!

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