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Imprenditore senegalese consiglia ai suoi connazionali di non venire in Italia: "Qui le cose si sono fatte difficili"

Momar Nate Lo, imbianchino di 42 anni originario del Senegal, in un'intervista pubblica si rivolge ai suoi connazionali che sognano l'Europa: "Ripensateci. In Italia è difficile integrarsi e non c'è lavoro"

Cronaca
Pubblicato il 7 agosto 2018, alle ore 13:06

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Imprenditore senegalese consiglia ai suoi connazionali di non venire in Italia: "Qui le cose si sono fatte difficili"

Che l’Italia non sia più quell’Eldorado sognato dai migranti è ormai un fatto noto a tutti. Forse un Eldorado lo era negli anni Ottanta, quando i falsi bagliori del benessere italico attiravano migliaia di albanesi in cerca di fortuna. E molti la trovavano. Diventavano medici, infermieri, commercianti. Ma oggi le cose sono cambiate. E in peggio.

Lo sa bene Momar Nate, un immigrato senegalese di 42 anni che vive in Italia e lavora come imbianchino. L’uomo non si nasconde dietro false speranze e si rivolge così ai suoi connazionali: “Fratelli, qui per voi non c’è futuro, restate in Africa, costruite voi il futuro del continente nero. In Italia non c’è lavoro e se sei immigrato è ancora più difficile”.

Momar è stato uno dei pochi fortunati che, giunto in Italia in tempi migliori, è riuscito a diventare imprenditore di se stesso. Non prima, però, di aver vissuto una vita di stenti, arrangiandosi a vendere braccialetti e calzini ai turisti che visitavano la Reggia di Caserta. Uno dei tanti che ha dovuto faticare per trovare l’America che sognava.

La svolta della sua vita giunse dopo una cena con amici italiani. Si mise a disegnare su un pezzo di carta. Lo notò il titolare di un’impresa edile che lo assunse come imbianchino. Con il tempo, l’uomo ha imparato così bene il mestiere da riuscire a mettersi in proprio e oggi è proprietario di una ditta di tinteggiatura con numerose commesse.

Momar è un piccolo imprenditore che sa di aver avuto fortuna in una nazione che un tempo le occasioni le concedeva. Ma sa anche che da allora le cose sono cambiate, che l’Italia economicamente è in caduta libera e che non può garantire più alcun futuro a chi si imbarca su un gommone per raggiungere le coste della penisola.

Ecco allora che Momar lancia un appello ai suoi connazionali: “Questi ragazzi pagano una fortuna per venire in Italia, ma non si rendono conto che questo non è il paradiso che speravano. Oggi non ci sono più le possibilità che c’erano vent’anni fa. E’ molto più difficile integrarsi, ci sono meno possibilità. Consiglio di restare a casa. Meglio vivere in Senegal piuttosto che rischiare la vita per venire in Italia per poi perdere la dignità vendendo accendini. O magari stare in un centro d’accoglienza senza far niente”.

Parole sagge, proferite da un immigrato che ha vissuto sulla propria pelle le difficoltà che si incontrano in Italia per emergere. Lui è stato bravo a cogliere le occasioni che gli sono state concesse, ma oggi quelle occasioni sono sempre meno. A meno che un profugo non voglia vivere di elemosina, di caporalato o, peggio ancora, di attività delinquenziali.

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Cosa ne pensa l’autore
Mario Barbato

Mario Barbato - Ci sono immigrati arrivati in Italia parecchi anni fa che non si sono fatti mantenere con i 35 euro dello Stato dopo aver stracciato i loro documenti, ma hanno sgobbato come tanti italiani e hanno trovato il loro posto nel Paese. Sono loro che producono l'8% del PIL. Ma quelli che stanno arrivando negli ultimi tempi, purtroppo, non lavorano e sono solo un costo per l'Italia, che negli ultimi cinque anni ha speso ben 20 miliardi di euro per mantenerli nei centri di accoglienza senza fare niente dalla mattina alla sera. Tanti, troppo soldi che potevano invece servire per pareggiare il debito dello Stato con le imprese o per creare posti di lavoro per i nostri giovani.

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