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Roma

Il fratello di Emanuela Orlandi attacca il Vaticano: "Da parte loro c’è sempre stata la volontà di insabbiare"

Pietro Orlandi, fratello della studentessa Emanuela scomparsa nel lontano 1983 a Roma, torna a parlare a Radio Cusano Campus. La famiglia, nonostante siano passati ben 34 anni, non ha intenzione di arrendersi e vuole verità e giustizia.

Cronaca
Pubblicato il 9 luglio 2018, alle ore 16:38

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Il fratello di Emanuela Orlandi attacca il Vaticano: "Da parte loro c’è sempre stata la volontà di insabbiare"

Sono passati ben 35 anni da quel lontano 22 giugno 1983 quando Emanuela Orlandi, la 15enne figlia di un dipendente del Vaticano, scomparve nel nulla a Roma. Da quel giorno infatti la vita dei suoi familiari fu letteralmente sconvolta e nonostante le numerose indagini contornate da depistaggi e illazioni, di Emanuela non si è saputo più nulla.

I genitori e i fratelli della studentessa hanno sempre continuato la loro battaglia per la verità senza mai arrendersi ma soprattutto senza mai piegarsi ai tanti ricatti da parte chi ha sempre continuato ad insabbiare tutto. A parlare oggi è proprio Pietro Orlando, il fratello di Emanuela, che all’interno del programma radiofonico La Storia Oscura di Radio Cusano Campus e condotto da Fabio Camillacci ha voluto far sentire le sue ragioni.

“Trentacinque anni sono tanti però, proprio per questo motivo, non rinuncio a quello che è un nostro diritto: di conoscere la verità e dare giustizia a Emanuela” ha infatti tuonato l’uomo che oltretutto chiede che oltre alla magistratura italiana sia anche quella vaticana ad indagare sulla scomparsa della sorella magari aprendo un’inchiesta interna.

Emanuela infatti, a tuttoggi risulta ancora iscritta all’anagrafe vaticana ed è dunque una cittadina vaticana. Secondo Pietro, infatti, all’interno del Vaticano c’è sicuramente il responsabile di tale sparizione: “Emanuela è stato un tassello in un sistema di ricatti che ha coinvolto lo Stato, la Chiesa e la criminalità e per criminalità intendo la Banda della Magliana e la mafia”.

Orlandi, oltretutto, sembra avvalorare la tesi che il sequestro di Emanuela, come cittadina vaticana, è stato attuato per ricattare la Chiesa ed è quindi giusto che il Vaticano debba indagare e dia delle risposte in virtù del fatto che si sono sempre dichiarati non responsabili della vicenda. Invece, da quanto sembra, da parte del Vaticano c’è sempre stata la volontà di insabbiare le prove e purtroppo la magistratura italiana non ha potuto far nulla difronte a questo diniego.

“Finché non avrò la prova che Emanuela è morta per me sarà un dovere cercarla viva. Cioè per me è ancora viva perché non ho la certezza della morte. Non mi basta che Papa Francesco mi dica ‘Emanuela sta in cielo’. Il Pontefice me lo deve dimostrare perché se ad inchiesta aperta nel 2013 mi disse che Emanuela è morta, vuol dire che sa” conclude infine Pietro Orlandi.

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Cosa ne pensa l’autore
Mara Ricci

Mara Ricci - Il caso di Emanuela Orlandi a 35 anni di distanza continua a far parlare di sé soprattutto perchè non si hanno ancora delle risposte concrete ma solo illazioni. Sono molto vicina al fratello Pietro e a tutta la famiglia che in questi anni si è sempre battuta per avere giustizia ma soprattutto verità da chi doveva proteggere Emanuela e non certamente farla sparire definitivamente.

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