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Roma

Il figlio di Gigi D’Alessio condannato a tre mesi per violenza e lesioni alla colf

Durante il processo che lo vede imputato, Claudio D'Alessio, figlio del noto cantante Gigi, è stato condannato a tre mesi per lesioni e danni nei confronti della colf che lo denunciò ormai più di 7 anni fa.

Cronaca
Pubblicato il 21 dicembre 2021, alle ore 12:42

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Il figlio di Gigi D’Alessio condannato a tre mesi per violenza e lesioni alla colf

Claudio D’Alessio, figlio del noto cantante Gigi d’Alessio, ha subito una condanna a tre mesi, come sentenziato dal processo a carico che lo ha visto come parte responsabile per le lesioni personali e la violenza nei confronti della colf che ha denunciato la situazione. Oltre alla condanna a tre mesi e quindici giorni di reclusione, deve anche risarcire la vittima con 2500 € insieme alle spese processuali. Cerchiamo di capire meglio come sono andati i fatti. 

I fatti qui presenti risalgono al 5 luglio 2014 quando Claudio D’Alessio e la sua fidanzata, ovvero Nicole Minetti, sono protagonisti di una accesa discussione nel loro appartamento ai Parioli. Una discussione animata per la quale interviene anche la colf, ovvero Halyna Levkova, 40enne di origini ucraine che era al piano superiore. La donna afferma di non riuscire a prendere sonno e si lamenta con i due, ma le sue parole sono la miccia.

A quel punto, la donna è sbattuta fuori di casa con indosso solo il pigiama e sporge poi denuncia dal momento che Claudio D’Alessio le avrebbe lanciato una sedia, strattonata e sbattuta al muro, proprio come racconta la donna. Una colluttazione che le ha causato degli ematomi, cervicoalgia e alcuni stati d’ansia che si sono risolti in una decina di giorni, come affermava la prognosi dello staff medico. 

Il giudice del processo ha condannato il figlio di Gigi D’Alessio a tre mesi e quindici giorni di reclusione con pena sospesa e il risarcimento di 2500 Euro, una somma non ritenuta all’altezza dal momento che la controparte ne chiedeva almeno 100 mila, considerati troppi per il giudice. Si era anche chiesto una condanna a 9 mesi, ma la richiesta è stata respinta dalla stessa Corte. 

Subito dopo la sentenza, Claudio D’Alessio si sfoga con questi termini: “Pago il prezzo di avere questo cognome. Se avessi fatto veramente qualcosa alla mia colf lo avrei ammesso ma non è successo nulla di tutto questo. Gli anni di udienze, e il peso mediatico che hanno avuto, mi hanno solo danneggiato a livello lavorativo. Io sono una persona per bene”.

Lo stesso padre è dalla parte del figlio e afferma di essere fiero di lui. Nel frattempo, gli avvocati di D’Alessio faranno ricorso in appello dal momento che si tratta solo di motivi economici. 

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Cosa ne pensa l’autore
Simona Bernini

Simona Bernini - Non so come siano andati davvero i fatti, perché a quanto pare vi è stata una discussione molto infervorata da parte di entrambi durante le quali sono volate parole grosse. Sinceramente non credo che il giudice abbia pensato al cognome che porta Claudio D'Alessio, ma ha agito secondo gli indizi e informazioni a suo carico emettendo la sentenza.

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