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Roma

Esercizi spirituali Curia Romana: "La sete ci umanizza"

Don José Tolentino Mendonça, nella settima meditazione, ha invitato il Papa e la Curia romana a "imparare a bere dalla propria sete" come via di “maturazione spirituale”.

Cronaca
Pubblicato il 22 febbraio 2018, alle ore 10:27

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Esercizi spirituali Curia Romana: "La sete ci umanizza"

Il grande ostacolo alla vita di Dio dentro di noi non è la fragilità o la debolezza, ma la durezza e la rigidità. Non è la vulnerabilità e l’umiliazione, ma il suo contrario: l’orgoglio, l’autosufficienza, l’autogiustificazione, l’isolamento, la violenza, il delirio di potere”. La forza e la grazia di cui abbiamo davvero bisogno, non viene da noi, ma di Cristo. Queste le parole centrali della settima meditazione di don José Tolentino Mendonça, il vicedirettore dell’Università Cattolica di Lisbona, suggerite a Papa Francesco e alla Curia Romana come riflessione nella settima meditazione degli esercizi spirituali ad Ariccia.

Don José Tolentino Mendonça, sacerdote e poeta portoghese, si legge su Vatican News, ha parlato di una umanità che fatichiamo ad abbracciare, la nostra e quella degli altri, eppure Gesù abbraccia concretamente questa umanità: inchinandosi con amore su ciò che realmente, non idealmente noi siamo. L’Incarnazione del Figlio di Dio, ha detto il sacerdote, è un mistero che entra nel reale della vita e scarta ogni visione ideologica.

Da questa visione ne esce una Chiesa, attenta a non isolarsi, ha detto don José Tolentino de Mendonça, pronta a non difendere pratiche e comportamenti quale custode rigida del sacro, ma una Chiesa discepola, aperta e capace di fare esperienza di nomadismo.

Citando Gustavo Gutiérrez nel libro “Bere dal proprio pozzo. L’itinerario spirituale di un popolo”, il predicatore portoghese ha parlato di esperienza spirituale comunitaria. La sete, ha detto ancora il sacerdote, è capace di umanizzarci diventando una via di “maturazione spirituale”. Parlando delle tre tentazioni di Gesù nel deserto, don José Tolentino ha sottolineato che “Se ci disponiamo all’ascolto, la sete può essere un maestro prezioso della vita interiore”.

Avviandosi alla conclusione il sacerdote ha messo in evidenza che la tentazione del potere, di qualsiasi forma e grado, rischia di far allontanare dal mistero della Croce, e questo accade tutte le volte che la persona si allontana da servire i fratelli. L’ultima sottolineatura di don José Tolentino pone Gesù a modello: “Gesù insegna, invece, a non lasciarsi schiavizzare da nessuno e a non rendere nessuno schiavo ma a rendere culto solo a Dio e a servire”, perchè noi non siamo i padroni, ma i pastori.

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Mi è piaciuto il titolo dei giornali: "Imparare a bere dalla propria sete" e per questo mi sono fermata sulla settima meditazione degli esercizi spirituali di Papa Francesco. Naturalmente si parla di una sete interiore, un bisogno che sta dentro di noi e che preme per essere soddisfatto. Secondo me la sete che ogni uomo sente dentro, anche se non sempre la riconosce, è la sete di una felicità pura, libera, non sofisticata e ingannevole. Imparare a bere da questa sete significa ricevere un input positivo, ascoltarlo porta alla felicità nostra con una ricaduta positiva sulle persone che vivono con noi.

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