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Donna partorisce nel water e va al bar con il bambino morto nella borsa. Per i giudici era capace di intendere

Una donna partorisce ed uccide il proprio bambino nel water e con il corpo del piccolo in borsa va al bar. Era capace di intendere e di volere secondo i magistrati e per questo verrà processata per omicidio colposo e per occultamento di cadavere

Cronaca
Pubblicato il 9 settembre 2014, alle ore 12:11

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Donna partorisce nel water e va al bar con il bambino morto nella borsa. Per i giudici era capace di intendere

Una donna ha partorito il proprio bambino nel water e lo ha ucciso poco dopo, poi con il cadavere del piccolo nella borsa è andata al bar. Sembra la trama di un film horror eppure è la triste vicenda che si è consumata a Magliana.

La donna, Marika S., 25 anni, aveva nascosto a tutti la sua gravidanza ed alla fine aveva partorito il suo bambino in un water, dove lo ha lasciato morire. Subito dopo la donna ha nascosto il corpo senza vita del piccolo in un sacchetto di plastica e lo ha riposto nella borsa per recarsi in un bar dove aveva un appuntamento con alcuni amici. La donna si è poi liberata del piccolo gettandolo nel cestino dei rifiuti dell’ospedale San Camillo, dove si era recata con una forte emorragia in atto.

Il fatto si è verificato il febbraio scorso ma è di poche ore fa la notizia che la donna è stata giudicata dai magistrati sana di mente e dovrà quindi rispondere dell’accusa di omicidio volontario aggravato e di occultamento di cadavere il prossimo 25 settembre.

La donna, infatti, secondo gli esperti, era perfettamente in grado di intendere e di volere quando ha lasciato morire il suo piccolo, un maschietto perfettamente sano di 3 chili nato alla trentottesima settimana. Il bambino non è nato morto, come ha dichiarato la donna nel tentativo di giustificare le sue azioni, e non sarebbe morto per cause naturali.

“L’imputata subito dopo aver partorito un figlio all’interno della propria abitazione, ometteva di prestargli e fargli prestare la necessaria assistenza medica, cagionandone in tal modo la morte” sostiene l’accusa. Per la donna anche l’accusa di occultamento di cadavere “perché – ha concluso il pm – dopo aver partorito il neonato ne infilava il corpo senza vita all’interno di un sacchetto di plastica che il giorno successivo riponeva in un cestino della spazzatura nel piazzale antistante al reparto di ostetricia del San Camillo, dove si era nel frattempo recata per far fronte all’emorragia che l’aveva colpita”.

La difesa della donna, sostenuta dai legali Antonio Iona e Stefania Ciliberto, invece, sostiene che la donna non abbia voluto provocare la morte del bambino. “Ha avuto un distacco improvviso di placenta accertato anche dalla procura – hanno sottolineato in udienza preliminare – e un immediato parto difficile. Neanche un’ambulanza con rianimazione neonatale avrebbe reso possibile la sopravvivenza. Lei ha avuto subito la percezione della morte del piccolo, nato cianotico”.

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