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Cassazione: obbligo per i migranti di adeguarsi ai valori del Paese ospitante

Secondo i giudici della Corte suprema, per i migranti c'è un obbligo di adeguamento ai principi ed ai valori del Paese ospitante, quindi niente "arcipelaghi culturali".

Cronaca
Pubblicato il 15 maggio 2017, alle ore 21:45

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Cassazione: obbligo per i migranti di adeguarsi ai valori del Paese ospitante

Dopo l’innovativa sentenza in materia di rapporti familiari, riguardante l’adegamento dei principi relativi alla determinazione dell’assegno di mantenimento per il coniuge, la Cassazione torna a far parlare di sé, con un’altra sentenza che stavolta riguarda un delicato argomento: l‘integrazione dei migranti.

La sentenza della Suprema Corte, arriva in seguito alla querelle giudiziale avanzata da un uomo indiano, di etnia sikh, che voleva andare in giro con un coltello sacro, almeno tale per la sua religione. La decisione della Corte di Cassazione è andata ovviamente in senso sfavorevole per l’uomo, non solo condannandolo, ma chiarendo il fatto che non è accettabile che l’attaccamento ai propri valori porti alla violazione cosciente di quella del Paese ospitante.

Insomma, per dirla in termini più semplici, i supremi giudici – nel sentenziare – si saranno ispirati al vecchio adagio “Paese che vai usanze che trovi”, che vuole un rispetto incondizionato dello straniero alle leggi, usi e costumi del luogo che lo ospita. La Corte di Cassazione si è anche spinta oltre, chiarendo il fatto che la creazione di unasocietà multietnica è sicuramente una necessità, ma ciò non può determinare la formazione di “arcipelaghi culturali” in opposizione tra loro.

E’ evidente che in una società multietnica, per la pacifica coesistenza delle parti, occorre la condivisione un un nucleo comune, che la Corte individua ovviamente nel rispetto delle nostre leggi, precisando inoltre che il concetto di integrazione non impone l’abbandono della cultura d’origine.

Ecco quindi che all’uomo di origine indiana è stata inferta una multa di duemila euro, per aver passeggiato a Goito nel 2015 con il suo coltello, che seppur sacro, nel nostro Paese è un’arma potenzialmente molto pericolosa.

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Cosa ne pensa l’autore
Tiziana Terranova

Tiziana Terranova - Una sentenza destinata sicuramente a fare discutere, perché se da un lato è giusto che un uomo non vada in giro con un coltello invocando presunte sacralità religiose, dall'altro è anche vero che le nostre la decisione della Cassazione sembra essere piuttosto restringente, rispetto ad una maggiore flessibilità che una società multietnica, in teoria, dovrebbe avere.

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Commenti
Fabrizio Ferrara
Fabrizio Ferrara

15 maggio 2017 - 22:23:50

Secondo me, è una decisione eccellente.

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