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Biella: parroco picchiato, sequestrato e rapinato

Trovati i responsabili del sequestro e della rapina ai danni dell'anziano parroco di Sala Biellese. Il Procuratore capo: "Si tratta di un crimine efferato compiuto contro una vittima vulnerabile, un anziano indifeso".

Cronaca
Pubblicato il 18 agosto 2018, alle ore 19:57

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Biella: parroco picchiato, sequestrato e rapinato

Dopo poco più di cinque mesi, i militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Biella hanno potuto mettere in atto un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dei due uomini che hanno picchiato e sequestrato il parroco di Sala Biellese. Il fatto risale al 6 marzo e l’ordinanza, emessa dal Gip del Tribunale di Biella, è stata eseguita il 17 agosto.

La vittima di questa brutta storia è don Giovanni Zacchero Gambro, parroco di Sala Biellese. Il 6 marzo 2018, due uomini si sono presentati in canonica chiedendo al parroco di entrare in chiesa per verificare se il più giovane dei due avesse lasciato lì il portafoglio. Non trovandolo sono tornati dal sacerdote per lasciare un proprio recapito telefonico al fine di essere richiamati in caso il portafoglio venisse ritrovato. Il parroco ha consegnato un block notes su cui è stato scritto un nome e un numero fittizi. 

Alla consegna del block notes i due uomini hanno aggredito con violenza il sacerdote e, dopo averlo buttato a terra, lo hanno immobilizzato e percosso. Quindi si sono impossessati del portafoglio e del cellulare. Successivamente, lo hanno portato in una stanza, lo hanno legato ad un termosifone e gli hanno tappato la bocca con del nastro adesivo. I due malviventi hanno poi messo a soqquadro l’appartamento e, trovati 500 euro in contanti, se li sono portai via. A chiamare il 112 è stato lo stesso sacerdote che, dopo un’ora circa, è riuscito a liberarsi.

I dati forniti dal sacerdote erano pochi e confusi per riuscire a identificare immediatamente i due soggetti: l’unica cosa certa è che parlavano una lingua straniera tra di loro, elemento utile al Nucleo Investigativo per avviare le ricerche. Nei cinque mesi seguenti, l’attività investigativa ha lavorato sulle immagini fornite dai sistemi di videosorveglianza urbana del Comune di Sala Biellese e dei Comuni vicini.

Due soggetti, nell’orario in cui è avvenuto il fatto, transitavano nei pressi della Casa Parrocchiale. Le caratteristiche fisico – somatiche fornite dai fotogrammi delle videocamere, confrontate con la Banca Dati in possesso, hanno portato gli investigatori ad arrestare un 60enne, G. M., il rapinatore più anziano e – grazie a un incontro dei due a Biella, in via Ivrea, mentre il primo era pedinato -, J. V. T., un 21enne già incensurato e che al momento del controllo indossava lo stesso giubbotto del momento della rapina. I due, tra loro, parlavano in lingua inglese.

Il Ris di Parma, dopo aver comparato fotogrammi e fotografie dei documenti dei due uomini, hanno stabilito che c’era corrispondenza. Durante la perquisizione domiciliare, per verificare se nell’abitazione del più giovane c’erano sostanze stupefacenti, grazie al ritrovamento di appunti del giovane, i militari hanno verificato che c’era molta somiglianza tra la sua grafia e quella di chi aveva scritto il recapito sul block notes del parroco. La Procura della Repubblica di Biella, effettuata una perizia, ha confermato quanto gli investigatori avevano intuito.

Teresa Angela Camelio, Procuratore capo del Tribunale di Biella, durante la conferenza stampa ha affermato: “Si tratta di un crimine efferato compiuto contro una vittima vulnerabile, un anziano indifeso, complimenti al Comandante del Nucleo investigativo del Comando provinciale dei carabinieri, il maggiore Massimo Colazzo, e ai suoi uomini per le accurate indagini“. 

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Questi fatti lasciano sempre tanta amarezza e mi chiedo come si faccia a picchiare, immobilizzare, derubare...qualsiasi persona, tanto più se anziana e fragile. La mia domanda non ha e non vuole avere una risposta, perché non esiste. La giustizia, messa in atto "custodia cautelare in carcere", è sempre troppo poca per togliere l'amarezza mia e lo spavento del parroco. Forse, le uniche parole possibili ora sono "perdono" e "cambiamento".

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