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Benevento: Soldi e regali arrestato il prefetto

Corruzione: certificati antimafia facili ai Buglione, re della sicurezza privata; anche la figlia del prefetto di Benevento lavorava per gli imprenditori. Ora si trovano tutti agli arresti domiciliari

Cronaca
Pubblicato il 18 aprile 2014, alle ore 16:43

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Benevento: Soldi e regali arrestato il prefetto

Soldi e gioielli in cambio di favori, un’auto con autista per se e la famiglia, regali con scadenza quasi quotidiana. Con l’accusa di corruzione è stato arrestato il prefetto di Benevento, Ennio Blasco. Oltre al rappresentante del governo sono stati raggiunti da un ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip Gianfranco Fiore, anche due imprenditori nolani, Carmine, Carlo Buglione e il cognato di quest’ultimo Erasmo Caliendo. Nell’ambito dell’inchiesta della procura della Repubblica di Avellino risulta indagato invece Antonio Buglione, fratello dei due arrestati, rapito nel 2010 da una banda di sardi e poi liberato. I fratelli Buglione, titolari di diversi istituti di vigilanza, per poter svolgere i lavori ottenuti in appalto con colossi del calibro di Enav e Equitalia Polis, per un profitto di circa 4 milioni di euro l’anno, avevano la necessità di disporre del certificato antimafia. L’istruttoria doveva essere redatta dalla prefettura di Avellino poiché i due istituti di vigilanza oggetto delle indagini, Servic Group e Over Security, avevano sede in irpinia.

I fratelli Buglione non avrebbero mai potuto ottenere il certificato antimafia, anche perché l’antimafia da tempo si interessava di loro. Ma la legge non ferma gli interessi degli imprenditori nolani. E’ possibile lavorare senza avere questo certificato, se la procura risponde tardi e si perde dietro cavilli burocratici. La vicenda si sviluppa tra il 2009 e il 2011, proprio quando Ennio Blasco era prefetto di Avellino. La richiesta viene inoltrata al palazzo di governo, ma la risposta non arriva. E’ a questo punto, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti che entra in gioco Blasco che fa in modo che quella certificazione tardi ad arrivare. Addirittura passano più di due anni. Dopo due anni poi il prefetto firmò l’interdizione al lavoro per quelle società, ma con ritardo di due anni, solo perché aveva saputo che era in corso un’inchiesta giudiziaria su di lui.

Nel corso delle indagini emerge che il prefetto, nelle vesti di esperto di materia di antimafia, avrebbe assunto un ruolo da consulente degli imprenditori su come impostare le pratiche legali per opporsi ai provvedimenti negativi che fioccavano dalle altre province, dove l’istruttoria per il rilascio dei certificati antimafia veniva puntualmente bocciata. Tutto questo aveva un prezzo, anche alto. Gli imprenditori avrebbero versato a Blasco soldi, gioielli e una serie di utilità tutte descritte ed elencate nell’ordinanza di custodia cautelare. Il prefetto per i favori riceveva monili preziosi, ricariche telefoniche, biglietti ferroviari, un’autista e un auto per gli spostamenti di tutta la famiglia, viaggi anche le lamette e la schiuma da barba. Inoltre gli inquirenti hanno scoperto che la figlia del prefetto è stata assunta da una delle aziende degli imprenditori Buglione. Il prefetto e i tre imprenditori si trovano ora agli arresti domiciliari.

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