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Accusa di omicidio volontario per l’"untore" di Ancona

L'uomo, indagato già per lesioni gravissime, dovrà ora rispondere dell'accusa di omicidio volontario nei confronti della moglie, morta un anno fa di Aids.

Cronaca
Pubblicato il 27 giugno 2018, alle ore 12:18

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Accusa di omicidio volontario per l’"untore" di Ancona

Lo scorso 12 giugno Claudio Pinti è stato arrestato con l’accusa di lesioni gravissime nei confronti della ex fidanzata, dalla cui denuncia è uscito allo scoperto uno scenario drammatico: il Pinti, sebbene consapevole di essere positivo al virus dell’HIV, ha avuto rapporti sessuali non protetti con più di 200 persone.

Il ribattezzato “untore di Ancona” è tutt’ora incarcerato nella casa circondariale di Montacuto, dove ha preso conoscenza delle nuove accuse che gli contesta la Procura del capoluogo marchigiano: omicidio volontario nei confronti della ex compagna, morta un anno fa per conseguenze dell’infezione di HIV. Gli inquirenti vogliono capire se la donna fosse consapevole della sieropositività del Pinti o se -come la ex fidanzata- fosse rimasta contagiata a sua insaputa. Per chiarire ciò hanno preso anche possesso delle cartelle cliniche della donna, che ha avuto una relazione di ben 8 anni con l’untore.

Purtroppo il numero delle vittime di Claudio Pinti, 36enne autotrasportatore originario di Montecarotto, è destinato a salire. Come è emerso dalle testimonianze fino ad ora raccolte, in primis quella della ex fidanzata contagiata che ha sporto denuncia, l’uomo nascondeva accuratamente e sistematicamente la sua sieropositività, dichiarandosi un “negazionista dell’HIV“, ovvero appartenente a quel gruppo di persone che contestano l’esistenza del virus dell’HIV, e quindi la sua responsabilità del quadro patologico dell’AIDS.

Inoltre, da quanto emerso, l’uomo tendeva a minimizzare i sintomi manifestati dai suoi partner – donne, uomini, transessuali – e li spingeva ad ignorare i sintomi; ciò avrebbe contribuito a ritardare sia la diagnosi che la terapia dell’infezione.

Al momento non si sa quante siano, di preciso, le persone contagiate direttamente da Claudio Pinti, ed a queste dovranno aggiungersi i contagi indiretti, ovvero coloro che sono stati contagiati dai numerosi partner del Pinti.

Per questo la Polizia ha diffuso, fin da subito, la foto dell’uomo, invitando tutti coloro che hanno avuto rapporti con lui a fare il test per l’HIV e a rivolgersi alle autorità.

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Cosa ne pensa l’autore
Roberta Russo

Roberta Russo - Questo è il secondo caso di un "untore di HIV" negli ultimi anni e porta alla luce una tematica di cui si parla troppo poco. Da un lato è evidente che ci sia davvero poca cultura della prevenzione e che quest'ultima vada incentivata; dall'altro bisogna prendere atto che le persone affette da HIV, dopo la diagnosi, debbano essere supportate psicologicamente.

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