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E’ uscito "Sulla mia pelle", il film sul caso Cucchi. Parla l’attore

Alessandro Borghi, il protagonista del lungometraggio di Alessio Cremonini, dice la sua dopo le polemiche scaturite dalla realtà che è stata rappresentata nel film distribuito da Netflix.

Cinema
Pubblicato il 16 settembre 2018, alle ore 10:18

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E’ uscito "Sulla mia pelle", il film sul caso Cucchi. Parla l’attore

Il caso Cucchi è storia nota, la storia di un trentenne che entra in carcere come molti altri, ignaro di quello che gli succederà e che non uscirà più sulle sue gambe. Una realtà che, fortunatamente, non si verifica spesso nel nostro Paese ma che sentiva la necessità di essere denunciata. Non ci ha pensato due volte Netflix, il colosso dei servizi streaming, che ha finanziato il progetto per la realizzazione del lungometraggio “Sulla mia pelle“, che racconta la vicenda in maniera neutrale.

Già prima dell’inizio delle riprese molti, soprattutto su Twitter, si chiesero se fosse abbastanza delicato nei confronti della famiglia del defunto rappresentare una storia del genere. I parenti però hanno approvato la produzione, che ha da poco preso vita ed è visibile a tutti gli abbonati Netflix.

Protagonista è l’attore Alessandro Borghiche ha recitato in altri importanti titoli nostrani ed è reduce del recente Festival di Venezia. E’ proprio in questa occasione che l’artista ha avuto l’opportunità di dire la sua. L’interprete si è chiesto se ai piani alti dell’attuale governo sarebbero andati a vedere il film, nomindando nello specifico Salvini, Di Maio e Berlusconi e dichiarandosi curioso di ascoltare le loro riflessiosi, considerata l’importanza sociale dell’avvenimento raccontato dal docufilm di cui è protagonista.

L’entità morale della vicenda è veramente rilevante e l’attore consiglia a tutti i cinema di riprodurre la pellicola, cosicché un pubblico su più vasta scala venga a conoscenza di ciò che è realmente accaduto, dal momento che molto spesso il giovane Cucchi è stato condannato anche dall’opinione pubblica. Borghi ha deciso di rifiutare qualsiasi invito ai talk show, per paura che tutto il caso venisse semplicemente strumentalizzato. 

Ad oggi comunque l’interprete si ritiene indignato e ce lo fa sapere tramite un tweet, dichiarandosi contrariato dal fatto che nella stessa Roma il film è proiettato in sole cinque sale. Una cosa che non sorprende, dato che parrebbe proprio trattarsi di un conflitto di interessi tra Netflix e la casa di produzione Lucky Strike.

La pellicola è comunque stata acclamata, oltre al sopracitato Festival di Venezia, anche in recensioni di testate importanti, stuzzicando la curiosità degli spettatori, i cui commenti possono facilmente essere letti in quasi tutti i social, che non si risparmiano i complimenti e le opinioni soddisfatte.

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Cosa ne pensa l’autore
Gabriele Licata

Gabriele Licata - Il film non l'ho ancora visto, quindi il mio commento è molto obiettivo. Ciononostante ho letto di gente che si è ritenuta veramente soddisfatta, considerando che i presupposti erano quelli di santificare le forze dell'ordine in un'opera che si è conclusa con la denuncia di abuso di potere delle stesse.

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