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Mondiali 2018: i calciatori russi inalavano ammoniaca prima delle partite. Il medico russo: “Non è doping”

Dopo l’eliminazione della Russia dai mondiali, sulla squadra di casa si è abbattuto un caso doping. Per migliorare le prestazioni atletiche, i calciatori avrebbero inalato ammoniaca. A rispondere alle accuse ci ha pensato lo staff medico russo.

Calcio
Pubblicato il 10 luglio 2018, alle ore 15:45

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Mondiali 2018: i calciatori russi inalavano ammoniaca prima delle partite. Il medico russo: “Non è doping”

Il Mondiale della Russia si è fermato ai quarti con la sconfitta ai calci di rigore ad opera della Croazia. Nonostante l’eliminazione, il popolo russo ha però dimostrato un grande attaccamento alla propria squadra. Anche lo stesso Vladimir Putin ha lodato i calciatori russi, definendoli degli eroi di cui poter andar fieri.

Alla vigilia della manifestazione, la squadra di casa non partiva di certo con i favori del pronostico. A detta di molti veniva considerata come la meno competitiva di tutta la sua storia. Come se non bastasse, anche il 70esimo posto nel ranking Fifa condannava la Russia come la squadra più scarsa tra le 32 partecipanti al torneo; con il suo 67esimo posto, persino l’Arabia Saudita poteva fregiarsi, almeno sulla carta, di una posizione migliore.

Da qui in molti si sono posti degli interrogativi sulla sorprendente tenuta fisica dei calciatori russi. Lo spettro del doping ha incominciato a farsi largo tra gli addetti ai lavori, sfociando poi nell’inevitabile scoop della Bild, secondo la quale i calciatori della Federazione avrebbero inalato ammoniaca.

Una volta diffusa la notizia, dalla Russia si è immediatamente voluto precisare che quella evidenziata è una pratica del tutto lecita. A controbattere alle accuse mosse verso la squadra di casa è stato Eduard Bezuglov, medico sociale della Federazione: “Si trattava semplicemente di ammoniaca messa su batuffoli di cotone per essere inalata. È una cosa che fanno in migliaia di atleti, si usa da decenni non solo nello sport ma anche nella vita di tutti i giorni quando qualcuno perde conoscenza o si sente debole”. Come da lui stesso ribadito, la pratica non ha nulla a che vedere con il doping, essendo un espediente che ciascuno di noi può porre in atto con del semplice cotone, e dell’ammoniaca acquistabile in farmacia.

In effetti gli atleti ripresi nel tunnel degli spogliatoi inalavano ammoniaca, una sostanza che pur non considerata dopante, stimola la respirazione e di conseguenza garantisce una maggior ossigenazione del sangue. Tutto ciò si tradurrebbe in una maggior reattività e prontezza, risultati che in fin dei conti sono del tutto equiparabili a quelli conseguibili con il doping.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Come di consueto, ad ogni grande manifestazione sportiva internazionale non possono mancare le accuse di doping. Nel suo passato, la Russia ha una lunga serie di casi che vennero addirittura considerati “doping di stato”. Quello qui indicato dalla Bild sarebbe un caso di doping legale, resta il fatto che mentre nelle precedenti edizioni casi simili divenivano oggetto di indagine da parte dei rappresentanti della WADA, l’agenzia antidoping internazionale, ora tutta la faccenda viene gestita dalla Fifa. Da qui a risentirne è di certo l’imparzialità, e il sospetto che si voglia mantenere il segreto su altri possibili scandali.

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Commenti
Fabrizio Ferrara
Fabrizio Ferrara

14 luglio 2018 - 18:53:41

Gli avversari avrebbero dovuto capirlo al primo "io ti spiezzo in duVue".

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