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Juventus: ultras e criminalità, intrigo senza fine

Il mercato dei biglietti rivenduti a prezzo esorbitante in nero fa divampare la polemica su un mondo, quello di alcune curve calcistiche italiane, ancora troppo oscuro.

Calcio
Pubblicato il 23 ottobre 2018, alle ore 17:14

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Juventus: ultras e criminalità, intrigo senza fine

Che il calcio italiano fosse malato lo sapevano tutti, ma che si potesse arrivare ad uccidere o intimorire a tal punto da spingere al suicidio proprio no. Affari, soldi del bagarinaggio e del merchandising, passione per i colori della propria squadra: il tutto abilmente coadiuvato da menti criminali che hanno portato al suicidio del Sig. Bucci, ex dipendente ed ultrà Juventus, oggi oggetto di numerose condanne, indagini e ricostruzioni.

In questo campo si innesta l’indagine andata in onda su Rai 3, all’interno del programma televisivo di inchiesta Report, nel consueto appuntamento del lunedì sera. Il reporter Federico Ruffo, partendo dal suicidio Bucci, prova a ricostruire un quadro a dir poco agghiacciante. L’inchiesta, che si muove sulla scorta dell’indagine Alto Piemonte, dimostra come l’infiltrazione criminale organizzata abbia raggiunto i massimi livelli della squadra campione d’Italia da 7 anni. Dalla parte della Juve a venir chiamati in causa sono soprattutto il responsabile della security D’Angelo Alessandro, il Direttore Beppe Marotta, il Presidente Andrea Agnelli e persino Leonardo Bonucci.

Il tema è e resta il medesimo, la gestione dei biglietti “regalati” alle curve, nel tentativo di poterne controllare i comportamenti e limitarne gli atti violenti. Biglietti poi rivenduti dagli ultras a prezzo salato ad altri tifosi, con i classici sistemi del bagarinaggio. Migliaia di euro ogni singola partita, che la squadra giochi in Italia o in Europa, che diventano milioni in ogni stagione e, proporzionalmente, venivano (vengono?) spartiti dai vari gruppi di tifo organizzato e finivano nelle tasche della criminalità.

Drughi, Bravi Ragazzi, Viking sono questi i nomi dei gruppi ultras bianconeri che hanno ai loro vertici, secondo quanto riportato dalla trasmissione, esponenti collegati alla criminalità organizzata della ‘Ndrangheta. Utilizzando come collegamenti interno alla società Bucci ed il responsabile della sicurezza D’Angelo Alessandro, in cambio di “biglietti omaggio”, potevano condizionare il tifo di migliaia di supporters. 

A confermare questa usanza è, tra le tante testimonianze raccolte, Bryan Herdocia detto “lo Squalo”, tifoso juventino diffidato per l’agguato al bus dei tifosi della Fiorentina, che così inizia: “Biglietti da 220 euro venduti a 1500, io ne ho piazzati 13″. Successivamente, alla domanda se sapesse che parte di quei tagliandi venissero piazzati per conto della ‘ndrangheta, conferma: “Io davanti al Bernabeu ho piazzato dei biglietti per loro, ricordo che il tipo che mi dava i biglietti era nervoso perché un aereo era arrivato in ritardo, ed era andato in tilt, diceva ‘tu non sai di chi sono questi biglietti, tu non sai questi soldi a chi vanno, se non arrivano in tempo io qua finisco male”

Numerosi anche gli aneddoti raccontati all’interno della puntata, che descrivono l’influenza che le curve avessero sulla società. Si racconta di un tentativo di scalata alla presidenza da parte di Lapo Elkann a danno di suo cugino Andrea Agnelli, poi non andato a buon fine, o come per interrompere la contestazione nei suoi confronti, l’ex Pallone d’Oro nonché capitano della Nazionale campione del mondo 2006, Fabio Cannavaro, si sia rivolto direttamente a determinate personalità nel tentativo di “indirizzare” il tifo nei suoi confronti.

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Cosa ne pensa l’autore
Maur Cozzi

Maur Cozzi - Frequentando gli stadi da anni, era immaginabile che all’interno del grande movimento ultras italiano ci fosse qualche collegamento con le società. Da qui poi spiegare l’accaduto e tutto il meccanismo che si sarebbe instaurato mi viene difficile. Una cosa è certa, queste vicende con il calcio hanno ben poco a che fare!

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