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Marchionne: era stato il suo migliore amico a svelare il giallo sulla sua malattia

Sembrava un banale intervento alla spalla, invece si è trattato di un male fatale. Non essendo stata diffusa una diagnosi precisa, a far luce sulle condizioni di salute di Sergio Marchionne era stato il suo migliore amico, Franzo Grande Stevens.

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Pubblicato il 25 luglio 2018, alle ore 13:32

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Marchionne: era stato il suo migliore amico a svelare il giallo sulla sua malattia

Dopo diversi giorni in cui era ricoverato in gravissime condizioni all’Universitätsspital di Zurigo, per Sergio Marchionne non c’è stato più nulla da fare. Secondo la versione ufficiale, doveva sottoporsi ad un banale intervento alla spalla destra, ma le sopraggiunte complicazioni, sorte a seguito dell’operazione, hanno irreversibilmente compromesso il suo quadro clinico. Da qui è sopraggiunta la morte annunciata in mattinata dai media.

Non a caso John Elkann, presidente di Fca, aveva definito questo scenario del tutto impensabile fino a pochi giorni fa, e da qui, dopo aver dovuto premettere che “Sergio non tornerà più”, ha nominato al suo posto Michael Manley. Questo repentino avvicendamento ha sollevato non poche domande sulle cause del male che si stava portando via l’ex amministratore delegato di Fca.

Le indiscrezioni si erano inevitabilmente indirizzate su qualche patologia oncologica, ma a svelare il mistero sulle sue condizioni di salute è stato Franco Grande Stevens, il migliore amico del manager italo-canadese. Qualche giorno fa, l’ex avvocato della famiglia Agnelli ha inviato una lettera al Corriere della Sera, dove ha voluto far luce sulla misteriosa malattia dell’ex numero uno di Fca.

Dal contenuto della missiva si è così dedotto che il problema era individuabile nei polmoni, ed è stato causato dal vizio al quale Sergio Marchionne non è mai riuscito a liberarsi: il fumo. “E’ molto difficile per me parlare di Sergio Marchionne che con Gianluigi Gabetti è stato il mio migliore amico di una vita” ha esordito Grande Stevens, “Sergio è un uomo che sarebbe piaciuto a Giovanni Agnelli che da sabaudo illuminato aveva dimostrato sempre grande interesse per gli intellettuali e per i sofisticati meccanismi finanziari”.

A questo punto l’amico di vecchia data ha fatto luce sulla malattia che ha poi stroncato il 66enne manager di origini abruzzesi. “Il dolore è indicibile, quando dalla tv di Londra appresi il giovedì sera che era stato ricoverato a Zurigo, pensai purtroppo che fosse in pericolo di vita. Perché conoscevo la sua incapacità di sottrarsi al fumo continuo delle sigarette”.

Una volta appreso dalla stampa dell’operazione alla spalla, Grande Stevens ha tirato un sospiro di sollievo, ma evidentemente si sbagliava. Questo tipo di patologia polmonare, determina dei forti dolori proprio in prossimità delle spalle. I medici devono in questo caso intervenire chirurgicamente, esponendosi al rischio di complicanze. “Invece, come temevo, da Zurigo ebbi la conferma che il suoi polmoni erano stati aggrediti e capii era vicino alla fine”. E purtroppo così è stato.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Sergio Marchionne non ha mai nascosto di nutrire l’incontenibile vizio del fumo. Gli anni da tabagista incallito hanno causato il male che lo ha ucciso. Evidentemente nessuno si era reso conto delle sue condizioni di salute, aggravatesi nel giro di pochissimo tempo. Per Fca e per l’opinione pubblica è un vero e proprio fulmine a ciel sereno.

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