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Thom Yorke rimuove “The Eraser” e “Amok” da Spotify

Il gesto sarebbe un atto di solidarietà per gli artisti emergenti che, secondo il cantante, "non vengono retribuiti, mentre gli azionisti non hanno nesun problema."

Internet e Social
Pubblicato il 16 luglio 2013, alle ore 10:27

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Thom Yorke rimuove “The Eraser” e “Amok” da Spotify
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Thom Yorke, il leader dei Radiohead, ha annunciato la rimozione da Spotify di “The Eraser”, il suo primo album solista del 2006 e di “Amok”, disco d’esordio del progetto Atoms For Peace.

Il motivo dell’abbandono è il fatto che il modello di business della la piattaforma che offre musica in streaming a più di venti milioni di utenti nel mondo, non riconoscerebbe il lavoro dei nuovi artisti, non remunerandoli adeguatamente. “Solidarietà agli artisti emergenti, che non vengono retribuiti, mentre gli azionisti non avranno problemi”, scrive il cantante dei Radiohead su Twitter.

La discografia dei Radiohead, da Pablo Honey a The King of Limbs, è rimane comunque su Spotify. Compreso In Rainbows che, nel 2007, diede uno scossone all’industria discografica. “It’s up to you” disse la band a chi si apprestava a scaricarlo dal loro sito ufficiale, libero di farlo gratuitamente o di pagarlo il “giusto”. Una mossa che, all’epoca, venne criticata da molti che affermavano che i Radiohead se lo potevano permettere, mentre per le band emergenti una cosa del genere sarebbe stata un suicidio. “Ci battiamo per i nostri colleghi musicisti” ribatte oggi, sempre su Twitter, il cantante dei Radiohead a chi gli scrive: “La tua ribellione senza senso farà male soltanto ai tuoi fan ed è solo una goccia nell’oceano”. “Per me In Rainbows è stato una dichiarazione di fiducia – aggiunge con un altro tweet Thom Yorke – Le persone valutano la nuova musica… E questo è quello che dovrebbero fare con Spotify”.

Intanto Nigel Godrich, il manager di Yorke, spiega meglio il motivo della scelta: “I servizi di streaming sarebbero validi solo per il catalogo, e cioè per gli artisti già affermati, mentre non serve agli emergenti. Un po’ di dati economici aiutano a inquadrare meglio i termini del problema: per ogni ascolto su Spotify agli artisti vanno meno di 0,5 centesimi di euro, quindi dopo un milione di ascolti all’autore spettano meno di 5mila euro. Questo può essere abbastanza per artisti affermati che hanno fatto fortuna con i vecchi modelli di business, ma è insufficiente a garantire un futuro a quelli appena nati”.

La replica di Spotify non si è fatta attendere: “L’obiettivo di Spotify è fornire un servizio che piaccia agli utenti, che sia pagato dagli utenti, e che fornisca all’industria musicale il supporto finanziario necessario per investire in nuovi talenti”.

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