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Il Wi-Fi pubblico torna libero

La Commissione Bilancio alla Camera ha nuovamente modificato dell’articolo 10 togliendo tutti gli obblighi per gli esercenti quando l'offerta di connettività non è l'attività prevalente

Internet e Social
Pubblicato il 29 luglio 2013, alle ore 20:04

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Il Wi-Fi pubblico torna libero
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Il Wi-Fi pubblico torna libero. Gli emendamenti approvati venerdì scorso, che complicavano il provvedimento fino, di fatto, a vanificarlo, sono stati eliminati da un intervento del presidente della Commissione Bilancio Francesco Boccia.

Il nuovo testo toglie, di fatto, tutti gli obblighi per esercenti, negozi, ristoranti che offrono Wi-Fi pubblico. La liberalizzazione riguarda questo tipo di offerta, come previsto da sempre nel decreto che le camere convertiranno in legge, quando non costituisce l’attività commerciale prevalente.

Dunque, al posto dei due famigerati commi dell’articolo 10, ora c’è una versione a comma unico:

“1. L’offerta di accesso alla rete internet al pubblico tramite tecnologia WIFI non richiede l’identificazione personale degli utilizzatori. Quando l’offerta di accesso non costituisce l’attività commerciale prevalente del gestore del servizio, non trovano applicazione l’articolo 25 del codice delle comunicazioni elettroniche, 259, e successivedi cui al decreto legislativo 1o agosto 2003, n. 144,modificazioni, e l’articolo 7 del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 155, econvertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. successive modificazioni.

Conseguentemente:
a) sopprimere il comma 2
   
b) sostituire la rubrica con la seguente: Liberalizzazione dell’accesso ad internet tramite tecnologia WIFI e dell’allacciamento dei terminali di comunicazione alle interfacce della rete pubblica.”

Quindi la situazione del Wi-Fi pubblico italiano assomiglierà di più a quella europea. In molti paesi è caduta oppure non è mai esistita la registrazione obbligatoria, piuttosto vige una responsabilità parziale dell’erogatore del servizio rispetto a eventuali reati commessi dall’utente. In altri termini, l’Italia ha trovato un modello simile a quello Nord-Europa, nel quale non si devono chiedere autorizzazioni di alcun tipo per fornire connettività né per utilizzarla, aprendo tuttavia la possibilità che in futuro qualche sentenza stabilisca, come successo in Germania e in Francia, che sia consigliabile per l’esercente mantenere un registro delle attività dei clienti, magari sfruttando la tecnologia più utilizzata nei Wi-Fi pubblici, quella che richiede una SIM, comunque sempre intestata a qualcuno.

Il Wi-Fi è liberalizzato, ma questo non significa che la navigazione resterà del tutto anonima. Significa che toccherà stabilire l’eventuale responsabilità di un utente e dell’esercente solo in presenza di un reato, e non prima.

Dunque resta il tema della sicurezza e della responsabilità, sia per chi offre la connessione sia per chi utilizza le reti, ma almeno si liberano gli esercenti da una serie di interventi tecnici complicati e onerosi. E si dà loro la possibilità di rendere più attraenti gli esercizi grazie al Wi-Fi. Cosa che, in tempi di crisi, non è banale.

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