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"Ha il cancro, aiutatelo". Ennesima truffa sulla quale Facebook indaga

Questo il testo, toccante, inerente l'immagine di un bambino, cosparso di macchie, circolata - nelle scorse settimane - su Facebook: in realtà il piccino aveva solo una gravissima forma di varicella, e la sua foto era stata utilizzata per una probabile truffa.

Internet e Social
Pubblicato il 22 febbraio 2017, alle ore 10:02

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"Ha il cancro, aiutatelo". Ennesima truffa sulla quale Facebook indaga
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Qualche settimana fa, il social network per eccellenza – Facebook – è stato teatro di una bufala alquanto inquietante, avente per protagonista un bambino di 2 anni. Dopo un primo intervento da parte del social, per arginarne la diffusione, il testo della medesima è riapparso, coinvolgendo anche altre famiglie, e costringendo Facebook ad indagare sul caso: ecco di cosa si tratta.

Intorno ai primi di Febbraio, su Facebook si è diffuso un post – pubblicato da un certo “Pooran Singh” – nel quale si mostrava un bambino di 2 anni pieno – oltre misura – di piccole macchie scure, che il testo imputava ad una forma aggressiva di cancro: secondo quanto asserito, si trattava di un caso molto grave che richiedeva un’operazione, per la quale – però – non vi erano i soldi.

Per questo motivo, Facebook aveva lanciato un’iniziativa che avrebbe permesso di raccogliere 2 dollari per ogni like, 4 per un commento, ed 8 per una condivisione: ovviamente, il popolo della Rete, toccato dal caso, ha aderito massivamente, tanto che, a pochi giorni dalla pubblicazione, l’appello aveva totalizzato già più di un milione di condivisioni.

Il punto è che quel bambino non aveva il cancro, ma “solo” una gravissima forma di…varicella. Verso l’Agosto del 2016, infatti, divenne molto popolare – sui media britannici – il caso di “Jasper Allen”, un bambino che, dopo esser stato rifiutato una prima volta dal pronto soccorso perché ritenuto non sufficientemente grave, era stato poi ricoverato per ben 5 giorni, sotto antibiotici, flebo, e morfina, per il caso più serio mai visto di varicella.

In quella circostanza, la giovane madre 36enne, Sarah Allen, aveva spiegato di rendersi ben conto che le foto del figlio, pubblicate dai media, avrebbero potuto esser usate da altri, ma che – allo stesso tempo – era importante sensibilizzare l’opinione pubblica, ed i genitori in particolare, a vaccinare i loro pargoli. 

L’immagine del piccolo Jasper, però, venne davvero riutilizzata, ma in modo improprio. Dopo che Google l’aveva usata in relazione al termine varicella, come “casus studi”, apparì per la prima volta l’appello di cui sopra e, dopo ripetute segnalazioni, la signora Allen riuscì ad ottenere da Facebook la rimozione del post, e la chiusura dell’account incriminato.

Peccato che, poco dopo, l’appello sia riapparso sul social, con lo stesso testo, coinvolgendo – questa volta – non solo il 2enne con la varicella, ma anche i bambini e le bambine di circa 100 famiglie: a questo punto, Facebook si è preso più tempo, e ha deciso di far luce su quello che si cela dietro quest’inquietante vicenda.

Diversi esperti di sicurezza, tra i quali Graham Cluley, hanno spiegato che bisogna fare attenzione a post del genere, perché in genere celano truffe, che impiegano immagini ad alto impatto emotivo per fare soldi: l’unico rimedio, spiega l’esperto, è quello di non credere a tutto quello che si vede/legge solo perché appare online. 

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Cosa ne pensa l’autore

Fabrizio Ferrara - Di post del genere se ne vedono davvero tanti, e sovente sono condivisi dai nostri stessi amici, i quali non fanno altro che ri-condividere ciò che è stato segnalato loro: anche se un minimo di controllo su ciò che si re-inoltra andrebbe sempre fatto, v'è anche da capirli, dacché molte vicende segnalate sono davvero toccanti, e si parte dall'erroneo presupposto che condividere un testo, anche se inesatto o falso, male non può fare. Invece, come abbiamo visto, questa è una prassi da NON adottare, perché può solo ampliare il bacino di potenziali vittime di una truffa.

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