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Una ricerca rivela quante urine sono presenti nelle comuni piscine

Un recente studio ha calcolato quale sia la quantità di urine presenti all’interno delle nostre piscine. Ecco i risultati di questa ricerca canadese i cui esiti sono stati immediatamente diffusi dalla stampa di tutto il mondo.

Salute
Pubblicato il 6 marzo 2017, alle ore 19:46

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Una ricerca rivela quante urine sono presenti nelle comuni piscine
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Molti si saranno spesso domandati quante persone non si “trattengano” in piscina. Che in molti si lascino andare sembra quasi scontato, ma quanti sarebbero i litri di urina che possiamo aspettarci di trovare in una comune piscina?

La risposta a questa angosciosa domanda è stata fornita da uno studio canadese recentemente pubblicato su “Environmental Sciences and Technology Letters”. Come era logico immaginare, gli esiti di questa ricerca hanno riscontrato notevole clamore sulla stampa internazionale. Del resto non sono poche le persone a frequentare le piscine, e anche chi le snobba riterrà il quesito particolarmente curioso ed interessante.

Da quanto risulta, la quantità di pipì presente nell’acqua delle piscine non è certo indifferente. A questo punto, dato che sono stati forniti anche dei dati più precisi, i più assidui frequentatori degli impianti forse preferiranno non continuare a leggere. Mediamente una piscina con dimensioni pari ad un terzo di quella olimpionica contiene circa 75 litri di urina. Nel caso di vasche più piccole, i litri scendono a 30.

Per arrivare a quantificare questi valori, Lindsay Blackstock, ricercatrice dell’università di Alberta, per tre settimane si è focalizzata sulla quantità di E950 presente all’interno delle piscine pubbliche canadesi. La sigla in questione identifica un additivo alimentare, l’acesulfame potassico o acesulfame K contenuto in gran parte dei cibi industriali. L’edulcorante artificiale ha una peculiarità fondamentale: transita per il corpo umano giungendo inalterato nei prodotti di “scarto”. L’organismo non sarebbe infatti in grado di metabolizzarlo. Il suo ritrovamento presuppone quindi la contemporanea presenza di urina.

È stato quindi sufficiente campionare il livello di E950 dell’acqua di 31 impianti di due città canadesi. Da qui si è indirettamente quantificato il quantitativo di pipì. Secondo il team di ricercatori “con ogni probabilità i risultati ottenuti sarebbero più o meno lo stessi in ogni altro luogo del mondo“. Gli stessi autori del campionamento hanno quindi lanciato l’allarme: “Il contatto fra la pipì e i disinfettanti usati per igienizzare l’acqua può scatenare una reazione chimica che libera sostanze irritanti per gli occhi e il respiro. Con il rischio di crisi d’asma“.

Grazie a questa ricerca è stato quindi possibile concludere che fare la pipì in piscina non è proprio una leggenda metropolitana, anzi. Ad oggi a “farla” lo confessa meno di uno su cinque, ma a quanto pare per la scienza sarebbero molti di più.

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Antonio Sorice - Alla fine qualcuno ha provato a dare una risposta ad un quesito che ha assillato non pochi. In effetti sino ad oggi molti pensavano di poter farla franca, utilizzando come giustificazione il fatto che in una piscina così grande la pipì emessa non fosse proprio visibile. Ma un semplice dolcificante è venuto incontro alla scienza, che ha quindi potuto dare una risposta ad un tema così curioso. Probabilmente ora in molti si riterranno schifati. Certo anche il mare e i fiumi sono pieni di varie sostanze di scarto. A questo punto, per chi ama stare in acqua, è proprio vero che non rimangono molti luoghi dove poter nuotare serenamente. L’unica soluzione sarebbe quella di poter disporre di una piscina a proprio uso esclusivo.

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