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Trapianto di melanociti-cheratinociti efficace contro la vitiligine

Un recente studio avrebbe dimostrato che il trapianto di melanociti-cheratinociti, nell'abito del trattamento della vitiligine, permette di raggiungere e mantenere un buon livello di pigmentazione anche nel lungo periodo.

Salute
Pubblicato il 19 giugno 2017, alle ore 12:59

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Trapianto di melanociti-cheratinociti efficace contro la vitiligine
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La vitiligine è una malattia cronica della pelle, non contagiosa, caratterizzata da macchie bianche sull’epidermide. Infatti la vitiligine è causata dall’inattivazione delle cellule deputate alla produzione di melanina (melanociti). Questa malattia colpisce circa l’1% della popolazione mondiale.
Un recente studio, condotto da ricercatori thailandesi e sauditi e pubblicato sul Journal of the American Academy of Dermatology, ha dimostrato che, nell’ambito del trattamento della vitiligine, possono essere raggiunti importanti risultati attraverso il trapianto di melanociti e cheratinociti, un trattamento semplice, sicuro ed efficace.

Infatti, la metà delle persone affette da vitiligine che hanno deciso di sottoporsi a trapianto di melanociti-cheranociti non in coltura avrebbe mantenuto un buon livello di ripigmentazione della pelle anche nel lungo periodo, ovvero dopo 72 mesi dal trattamento. Per la precisione, dopo 24, 48 e 72 mesi dal trapianto, rispettivamente il 53%, il 64% e il 53% dei siti trattati aveva mantenuto il 75% della pigmentazione.

Una migliore risposta al trapianto si sarebbe registrata nelle persone con vitiligine segmentale (forma più rara, che interessa una sola zona del corpo).

I pazienti che hanno deciso di partecipare a questo studio sono stati 63; la maggior parte di loro era di pelle bianca, il 42%, mentre il 33% era di origine asiatica, il 10% era afro-americana, il 6% asiatica-orientale, il 5% mediorientale e il 4% ispanica.

Il coordinatore dello studio, Iltefat Hamzavi, dell’Henry Ford Hospital di Detroit, ha dichiarato: “È possibile che il risultato possa essere ulteriormente migliorato con l’utilizzo di trattamenti adiuvanti e regolando la concentrazione di melanociti in sospensione cellulare”.

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Cosa ne pensa l’autore

Francesca Paola Scimenes - Personalmente ritengo che, pur trattandosi di una patologia poco diffusa, essa non debba essere affatto dimenticata, soprattutto se si considera che le persone maggiormente colpite sono i giovani. Bisogna infatti che la scienza, attraverso la ricerca, faccia di tutto per poter garantire loro una vita serena. Penso infatti che sentirsi continuamente gli occhi delle persone puntati addosso non sia affatto bello.

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