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Nel mondo 200 milioni di donne sono vittime di mutilazioni genitali

Sono 200 milioni nel mondo le donne e le bambine vittime di mutilazioni genitali: pratiche terrificanti ed arcaiche che vanno dall’incisione all’asportazione, parziale o totale, dei genitali femminili esterni.

Salute
Pubblicato il 15 aprile 2017, alle ore 18:38

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Nel mondo 200 milioni di donne sono vittime di mutilazioni genitali
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La dottoressa Jumana Nagarwala è stata arrestata a Detroit per le mutilazioni genitali attuate su bambine tra i sei anni e gli otto anni di età: la notizia accende i riflettori sulla terribile condizione di milioni di donne e bambine nel mondo vittime di questa agghiaccinate ed arcaica usanza.

Nagarwala, avrebbe eseguito queste pratiche per anni, finché non è arrivata una segnalazione alle autorità. Se sarà riconosciuta colpevole, rischia l’ergastolo.

Bambine, ragazze e donne costrette a convivere con rischi gravi ed irreversibili per la loro salute, a devastanti conseguenze psicologiche. Le bambine sottoposte possono morire per cause che vanno dallo shock emorragico, a quello neurogenico per il  dolore e il trauma, all’infezione generalizzata (sepsi). Nel corso della vita sono soggette all’insorgenza di ascessi, calcoli e cisti, crescita abnorme del tessuto cicatriziale, infezioni e ostruzioni croniche del tratto urinario e della pelvi, forti dolori mestruali e nei rapporti sessuali, a rischio  Hiv/Aids, epatite e altre malattie veicolate dal sangue, infertilità, incontinenza, più rischi di mortalità materna.

Con l’infibulazione la donna viene privata del piacere sessuale, quindi anche del desiderio, la cucitura della vagina preserva la verginità, associata alla purezza: in Africa per esempio le vergini sono un vero bene ed è uno degli inconfessabili moventi dell’infibulazione.

Le Mgf vengono praticate su bambine tra i 4 e i 14 anni di età, ma anche su bimbe di un anno di vita per svariate motivazioni: da quelle sessuali, per soggiogare o annullare la sessualità femminile, a quelle sociologiche, come l’iniziazione delle adolescenti all’età adulta, a quelle igieniche ed estetiche, perché in alcune culture i genitali femminili sono ritenuti veicolo di infezioni e osceni, e religiose, si tratta di un antico retaggio preesistente nelle tre grandi religioni monoteiste (l’Ebraismo, il Cristianesimo e l’Islamismo).

Nell’ultimo rapporto Unicef del 2016,  si riferisce che almeno 200 milioni di donne e bambine  in 30 Paesi hanno subito mutilazioni genitali femminili, concentrate in Egitto, Etiopia e Indonesia. In Europa, Australia, Canada e negli Stati Uniti, si registrano casi di Mgf tra gli immigrati provenienti dall’Africa e dall’Asia sud-occidentale. Episodi che avvengono nella completa  illegalita’ faticosamente censibili: 44 milioni sono bambine e adolescenti fino a 14 anni, in Gambia arriviamo al 56%, in Mauritania al 54%, e in Indonesiala metà delle adolescenti  hanno subito mutilazioni.

In molti Paesi la maggior parte delle donne ha subito mutilazioni genitali prima di aver compiuto 5 anni.

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Cosa ne pensa l’autore

Chiara Lanzini - Una delle donne più attive nella protesta contro questa usanza barbara è l’attrice e modella Waris Dirie, originaria della Somalia, ambasciatrice ONU per la lotta contro l’infibulazione. Nel libro autobiografico "Fiore del deserto" racconta il suo calvario facendo comprendere fino in fondo come occorre lottare contro questa pratica che annulla e distrugge le donne.

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