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Dislessia: scoprire questa difficoltà in età adulta e cosa fare

Tante sono le persone che oggi si identificano nei parametri relativi alla dislessia. Ma cosa significa scoprire di rientrare in questa diagnosi in età adulta? Scopriamo come accorgersene e cosa fare per poter affrontarla.

Salute
Pubblicato il 28 febbraio 2017, alle ore 14:32

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Dislessia: scoprire questa difficoltà in età adulta e cosa fare
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Oggi si parla molto di questa diagnosi, spesso affrontata in modo precoce e tangibile, durante i primissimi anni di scolarizzazione di un bambino. In effetti, tali peculiarità vengono riconosciute fin da subito, proprio sui banchi di scuola: ogni buon insegnante, educatore e genitore, che accompagna un alunno nella compilazione di un’attività di scrittura, lettura o calcolo, si rende conto di quali sono le difficoltà incontrate.

Per prima cosa bisogna chiarire che i livelli di difficoltà riscontrate possono essere diversi e individualizzati, di tipo lieve – medio o severo: sia nella scrittura di un testo, che nella lettura di un brano o, nei casi di discalculia, difficoltà nel memorizzare e fare calcoli (anche semplici) in matematica. Spesso le condizioni possono sommarsi e la situazione diventa più complessa da gestire, ma sicuramente non impossibile da affrontare.

In linea di massima, è il contesto scolastico a dichiarare queste problematiche, ma cosa succede se è un adulto a rendersi conto di rientrare in quei parametri tali da definirsi esso stesso dislessico? Le lettere si accavallano, spesso di sovrappongono… in alcuni casi spariscono e mi ritrovo a leggere malissimo, anche frasi di cui sono perfettamente a conoscenza nei contenuti. Ogni singolo carattere inizia a tremare sulle righe, e nel mare di parole scritte strette su una pagina di giornale o in una lettura in rete, mi perdo e inizia la confusione. Spesso non porto a termine letture, è troppo faticoso, diventa stancante.

Qualcuno di voi si potrebbe riconoscere nella considerazione immaginaria, che un adulto dislessico potrebbe rilasciare senza aver nulla di cui vergognarsi. Bene, non esiste una cura miracolosa, una strategia infallibile e nemmeno un esercizio che – se ripetuto in modo costante – possa eliminare magicamente questa difficoltà. Chi si riconosce dislessico, non ha che da apportare piccole metodologie per aggirare il problema.

Ecco alcuni metodi utili elencati di seguito:

  • ingrandire i caratteri del testo e giustificare i caratteri a sinistra (soprattutto se al pc) per agevolare una lettura più scorrevole e fluida;
  • usare un evidenziatore per segnare le parole già lette, se invece si tratta di un giornale o un libro di studio (aiuterà alle lettere di essere ben decodificate e comprese);
  • utilizzare il correttore automatico nella scrittura sia al computer che con il cellulare (il cosiddetto T9) e più in generale utilizzare mezzi compensativi, oggi facilmente reperibili, come gli applicativi che trasformano i testi digitali in audio: software come Speech-to-text (che converte il parlato in un testo), Read2Go, Talk to Me, sono solo alcuni esempi.
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Cosa ne pensa l’autore

Nina Caporusso - Spesso si prova imbarazzo nel dichiarare esplicitamente questo tipo di difficoltà. Eppure ci sono molti professionisti laureati o titolati, che devono far pronte a queste problematiche, da non sottovalutare, che rallentano il più delle volte il lavoro di decodifica di informazioni. Consigliamo a tutti di rivelare sempre al proprio datore di lavoro di essere dislessici, per poter usufruire di determinate agevolazioni nello svolgimento di alcune mansioni, ricordandoci che quest'ultimo però potrebbe richiedere anche una copia della certificazione, a conferma della diagnosi dichiarata.

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