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Boom di richieste per il Lotus birth, ma la Sin lo boccia

La pratica del Lotus birth, nonostante sia sempre più richiesta nel nostro Paese, è stata bocciata dalla Società italiana di neonatologia (Sin), a causa di rischi igienico-sanitari.

Salute
Pubblicato il 31 maggio 2017, alle ore 23:55

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Boom di richieste per il Lotus birth, ma la Sin lo boccia
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In Italia, negli ospedali che lo consentono, sono in aumento le richieste di Lotus birth, il parto senza taglio del cordone. Il parto “Lotus” è così chiamato dal nome dell’infermiera californiana che per la prima volta lo ha richiesto nel 1974. 
In pratica, una volta nato il bambino, il cordone ombelicale che lo lega alla mamma non viene reciso, ma si attende la caduta naturale dopo alcuni giorni.

Inoltre, durante questo periodo, la placenta, trasportata sempre con il neonato, viene conservata in una bacinella/sacchetto e viene cosparsa di tanto in tanto con sale grosso per favorire l’essiccamento
Secondo i sostenitori del Lotus birth, questa pratica aiuterebbe a costruire un legame ancora più forte tra la mamma e il bambino e, soprattutto, aiuterebbe il neonato a combattere le infezioni e le malattie del sistema immunitario

La Società italiana di neonatologia (Sin) ha bocciato però di recente in modo categorico questa tecnica; il rischio di infezione è infatti molto elevato, non essendo rispettate le norme igienico-sanitarie vigenti. Inoltre, la Sin ricorda che la placenta non potrebbe essere portata fuori dall’ospedale perché, in quanto rifiuto speciale, andrebbe smaltito secondo la normativa vigente (Decreto Legge 152/2006; GSA igiene urbana N.3/2012; DPR 254, luglio 2003).

Come se non bastasse, mancano ad oggi evidenze scientifiche in grado di dimostrare il reale vantaggio sia per la mamma che per il neonato, vantaggi che comunque verrebbero meno dopo pochi minuti, non appena il cordone smette di pulsare.

Lina Bollani, membro della Sin e neonatologa della Fondazione IRCSSI Policlinico San Matteo di Pavia, ha spiegato: “Questa pratica si può sicuramente aggiungere a quelle scelte così dette “alternative” di coloro che, nella ricerca spasmodica di naturalità, negano tutto quello che a loro parere interferisce con questo loro desiderio di semplicità e autenticità. Si tratta spesso di scelte fatte sulla scorta di emozioni, senza peraltro alcun supporto scientifico”.

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Cosa ne pensa l’autore

Francesca Paola Scimenes - Per quanto mi riguarda ritengo che si tratti di una pratica davvero scomoda, che non favorisce neanche la relazione tra il neonato e i genitori nei primissimi giorni di vita, a causa della paura di fargli male. Inoltre, a fronte di eventuali problemi igienico-sanitari, penso sia meglio non rischiare e optare per un parto dalle modalità tradizionali. Ricordiamoci che la sicurezza del neonato viene prima di tutto.

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Commenti
Rita Serretiello

01 giugno 2017 - 14:16:44

Non avevo mai sentito parlare di questa tecnica e sinceramente è da brividi, secondo me è scomodo anche girare per la madre e muovere il bambino... Mi sembra proprio una cosa assurda!

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