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Napolitano, no al salvacondotto per Berlusconi

Il capo dello Stato riceve Brunetta e Schifani ma nega la grazia a Berlusconi e ribadisce l’impossibilità di andare a nuove elezioni con questa legge elettorale

Politica
Pubblicato il 6 agosto 2013, alle ore 11:48

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Napolitano, no al salvacondotto per Berlusconi
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Giorgio Napolitano, durante l’incontro avvenuto ieri al Colle Brunetta e Schifani si è detto irremovibile: non ci sono margini per quei provvedimenti di clemenza su cui tanto si è parlato.

Quindi niente salvacondotto per Silvio Berlusconi, anche se Napolitano si è detto disposto ad “esaminare ogni aspetto” del dossier Berlusconi, a patto che il governo vada avanti senza scossoni. Da un lato l’urgenza e il pressing degli ambasciatori del Cavaliere, che sollecitano l’intervento del Colle mentre si avvicina il rischio della decadenza da senatore. Dall’altro, il capo dello Stato che concede uno spazio di riflessione ulteriore sulla vicenda, ma senza prendere impegni o fornire le garanzie sperate dagli uomini di Berlusconi.
Napolitano, dopo la richiesta di Brunetta e Schifani che auspicavano una “soluzione politica” per consentire a Berlusconi di restare ancora sulla scena parlamentare, ha portato tutta la discussione su un piano “politico”, partendo dal presupposto che le sentenze si rispettano.

Poi Napolitano ha voluto sapere dai “due Renati” quale sia l’umore del Pdl all’indomani della sentenza Mediaset, dopo che alcuni esponenti del PDL avevano paventato le dimissioni di tutti i senatori pidiellini con conseguente caduta del governo. Ma Schifani e Brunetta, come del resto aveva fatto il Cavaliere durante il comizio davanti a Palazzo Grazioli, hanno ribadito che il governo va avanti. Anche perché, tenendo conto della recente legge Severino, se si andasse al voto Silvio Berlusconi sarebbe ineleggibile proprio per via della recente condanna.

Napolitano, poi, avrebbe anche un’altra ragione per impedire a tutti costi una crisi anticipata. La legge elettorale vigente, il Porcellum, è al vaglio della Corte Costituzionale per via di alcuni profili d’incostituzionalità ravvisati anche dalla stessa Cassazione, che si esprimerà sull’argomento i primi di dicembre. Se si dovesse votare a ottobre e poi la legge venisse “smontata” dalla Corte allora il Parlamento eletto sarebbe da considerare illegittimo: “Non ci manda a votare con questa legge elettorale – è il resoconto degli uomini Pdl dopo l’incontro al Quirinale – che presenta profili di incostituzionalità”.

“Ve l’ho sempre detto che di Napolitano non ci si può fidare. Vuole vederci morti. E se andiamo avanti così, finisce con Berlusconi che va ai domiciliari che non ci esce più perché lo sbraneranno le altre procure” tuona Denis Verdini quando a palazzo Grazioli i due capigruppo del Pdl Brunetta e Schifani riferiscono dell’incontro al Quirinale. Perché peggio di così non poteva andare.

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