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Approvata la Legge di Stabilita’: no a nuove tasse e niente tagli alla SanitĂ 

Il governo ha varato la nuova Legge di StabilitĂ : niente tagli alla SanitĂ , ma meno sgravi fiscali del previsto per i lavoratori. E i sindacati insorgono

Politica
Pubblicato il 16 ottobre 2013, alle ore 15:15

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Approvata la Legge di Stabilita’: no a nuove tasse e niente tagli alla Sanità
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Nella serata di ieri il governo Letta ha varato la Legge di Stabilita’ relativa ai prossimi 3 anni, che varrà circa 26,5 miliardi di euro.

Il Presidente del Consiglio ha confermato che nella manovra per il 2014, (11,5 miliardi per quest’anno e 15 miliardi per i prossimi due anni), non sono previsti tagli alla Sanità e che restano invece i 2,5 miliardi per la riduzione del cuneo fiscale, assieme al miliardo per l’ecobonus e a 1,6 miliardi per il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese.

Sul fronte delle tasse, confermata la conversione della vecchia Imu nella neonata Trise, risultante dalla fusione di tre imposte a copertura dei beni immobili e dei relativi servizi su base comunale.

Letta si dice soddisfatto di una manovra che va nella “giusta direzione dello sviluppo e della crescita” e che ”per la prima volta – scandisce il premier – non comincia con una sforbiciata di tagli e di nuove tasse che servono per Bruxelles”.

Ma la riduzione del cuneo fiscale, che doveva essere il cuore della prima finanziaria targata Letta, sarà minore rispetto alle previsioni, con un aumento in busta paga per i lavoratori quantificabile all’incirca in una decina di euro in media al mese.

Nel triennio il cuneo fiscale che pesa su famiglie e imprese verrà ridotto di 11,6 miliardi in tre anni, 5 per i lavoratori, 5,6 per le imprese 10 miliardi, passando dal 44,3% al 43,3%.

Il premier Enrico Letta ha assicurato che l’intervento consentirà all’Italia di centrare l’obiettivo di mantenere il rapporto deficit/pil al di sotto del 3% confermando il rispetto degli impegni sottoscritti in sede comunitaria.

Soddisfatto della manovra anche il vicepremier Angelino Alfano che ha affermato: “la Legge di Stabilita’ non mette le mani nelle tasche degli italiani. Anzi per la prima volta dopo molti anni la pressione fiscale sui cittadini, famiglie e imprese diminuirà. Il Pdl si è dunque confermato sentinella antitasse”.

Non è dello stesso avviso Giorgio Squinzi, il leader di Confindustria, il quale ammette che la direzione intrapresa dall’esecutivo è giusta, ma non ancora sufficiente “per farci ritrovare la crescita”. “Il provvedimento presentato dal governo – continua Squinzi – non incide realmente sul costo del lavoro. Noi avevamo indicato come priorità assoluta il cuneo fiscale. Cosa fare? Non sono il primo ministro di questo Paese ma vorrei dire che ci vuole più coraggio”.

Una dura critica al governo arriva anche dai sindacati. Il più esplicito e’ Luigi Angeletti, che afferma come la Uil, sia “certamente pronta” a proteste “molto forti” ed anche allo sciopero contro le misure della Legge di Stabilita’ che riguardano il pubblico impiego: dal blocco dei contratti a quello del turn over, dal taglio degli straordinari alle misure sulla liquidazione.

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