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Santa Caterina da Siena contribuì all’invenzione dell’italiano

Il libro di André Vauchez "Caterina da Siena. Una mistica trasgressiva" cerca di far comprendere la vera essenza di Santa Caterina, la sua eccellenza letteraria, i richiami alchemici che permeano la sua spiritualità.

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Pubblicato il 10 giugno 2017, alle ore 00:30

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Santa Caterina da Siena contribuì all’invenzione dell’italiano
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Recenti studi svelano che la mistica di Siena inventò la scittura creativa: il“Libro“reintitolato“Dialogo della divina provvidenza” e le 381 Lettere sono un immenso patrimonio, uno scrigno da cui fuoriescono le peculiarità di una autrice avanguardista che usava ripete di scrivere “nel prezioso sangue di Cristo”. Caterina redigeva utilizzando un inchiostro color sangue, personalmente, non come i primi agiografi – maschilisti e impossibilitati ad ammettere che una donna potesse avere le stesse potenzialità di un uomo – divulgarono: sentenziarono che le opere non fossero il frutto del suo intelletto, bensì ispirate divinamente in stato di trance, secondo la tesi i membri maschi della sua laica confraternita le avrebbero trascritte.

Gli studiosi seguirono tale direttiva ritenendo addirittura Santa Caterina analfabeta: la mistica proveniva dalla piccola borghesia della contrada senese dell’Oca, affetta da anoressia fin dall’adolescenza, decise di vivere segregata in una cella, similitudine con la propria “cella interiore“, il corpo non le apparteneva, era come se sussistesse in un “corpo spirituale“. Digiunava quasi sempre, si concedeva un po’ d’acqua e piccoli boli di erbe che espelleva dopo poco, dormiva su una tavola per terra, non più di mezz’ora ogni due giorni, portava catene e cilicio, si sottoponeva a penitenze estenuanti, era sovente immersa negli stenti dell’ascesi e in vistose estasi trascendentali.

Caterina si spense a 33 anni: “La vita mia non è passata altro che in tenebre; ma io mi nascondarò nelle piaghe di Cristo crocifixo e bagnarommi nel sangue suo” scrisse. Visse in tempi bui, potevano accedere alla conoscenza, alla scrittura, solo gli uomini, le regine o le principesse. L’entourage di confessori, suoi sottoposti, di padri spirituali, come suoi figli, che costituivano la comunità, erano i soli a conoscenza delle potenzialità letterarie della mistica.

Caterina non era sottomessa, era una guida, maestra, madre e profetessa. Un libro di André VauchezCaterina da Siena. Una mistica trasgressiva” cerca di far comprendere la sua spiritualità, quasi sovversiva, la militanza politica nella lotta tra chiesa e impero, nella lotta fra ordini rivali e contrapposti, l’impegno nella Crociata contro l’Anticristo. Un Francesco femmina – anche se lei si definiva uomo – il cui talento letterario superava decisamente quello del santo: erano simbiotici nella scelta del sermo humilis, del volgare, tramite cui incisero su carta l’ineffabile.

La sua anima, come dichiara nel prologo del Dialogo, era “ansietata di grandissimo desiderio, abituata e abitata nella cella del cognoscimento di sé, al cognoscimento seguita l’amore, amando cerca di seguitare e vestirsi di verità”. Per Caterina la scrittura rappresentava un assetato desiderio di smarrirsi in un amore oltre lo scibile, non appartenente a questo mondo. Influenzata dall’agostiniano William Flete, il peccato era per lei solo mancanza d’amore.

Il Logos divenne carne e sangue nella sofferenza di Caterina, nella sua passione eterna come quella di Cristo: le sue reliquie vennero disseminate in vari luoghi del mondo cattolico, la testa mummificata osserva i fedeli nella basilica senese dell’ordine di San Domenico. Nella interpretazione di Chiarini l’iconografia della cappella, progettata tra fine Quattrocento e inizio Cinquecento dai senesi adpeti dei misteri cateriniani, è una rappresentazione esemplare dell’illustrazione delle pagine finali del Dialogo e l’Orfeo asessuato dell’intarsio marmoreo è l’espressione della teoria dell’anima della Santa.

Una teoria ermetica, la passione di Cristo è l’opus, il traguardo dell’anima individuale nel processo di salvazione alchemico, l’opus della scrittura, scritta col sangue, è una sua imitazione fisica, un tramite : non conosciamo le fonti filosofiche dirette del suo Dialogo. Caterina era una e trina, le ragioni della sua conoscenza sono oscure, il vero miracolo della mistica è la scrittura, nel segreto non del tutto chiarito dell’ermetismo alchemico. Il mondo interiore della Santa è descritto come “la Cella del conoscimento di sè”, similare al motto dell’acronimo alchinista V.I.TR.I.O.L. “Gnosce Te Ipsum“.

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Cosa ne pensa l’autore

Chiara Lanzini - L'alchimia permea la vita di numerosi Santi, le verità della Rivelazione, la capacità di codificarle, erano celate nei Misteri svelati solamente nelle società segrete. Alcuni Santi, come Santa Caterina, avevano compreso come Alchimia teorica e pratica fossero indispensabili per l'ascesi. I santi alchimisti cristiani anelavano alla incorruttibilità e divinizzazione della carne attraverso l'esaltazione dello Spirito, traslando ogni anelito su un piano prettamente spirituale.

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