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Esce il nuovo romanzo di Jonathan Coe: “Expo 58″

Jonathan Coe ritorna in grande stile con “Expo 58″, una commedia romantica e di spionaggio ambientata nel Belgio del secondo dopoguerra

Libri
Pubblicato il 13 settembre 2013, alle ore 18:09

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Esce il nuovo romanzo di Jonathan Coe: “Expo 58″
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E’ uscito nelle librerie in questi giorni “Expo 58″, il nuovo romanzo di Jonathan Coe ambientato durante l’Esposizione Universale di Bruxelles del 1958.

“Expo 58″ è un romanzo comico sulla Guerra fredda, che mischia spionaggio, politica e commedia romantica, in cui l’autore è ritornato allo stile che più lo caratterizza, ad una vena ironica che è meno selvaggia, meno caustica che nell’indimenticabile “La famiglia Winshaw”, ma sempre straordinariamente efficace, graffiante e immensamente divertente con il suo umorismo sottile.

Il protagonista è Thomas Foley, un giovane copywriter del Central Office of Information di Londra, incaricato di sovrintendere alla gestione del pub Britannia nel padiglione inglese all’interno dell’Exposition Universelle et Internationale de Bruxelles del 1958, il primo evento del genere dopo la Seconda guerra mondiale. La tensione politica tra la Nato e i paesi del blocco sovietico è al suo culmine. In piena Guerra fredda, dietro la facciata di una manifestazione che si propone di avvicinare i popoli della Terra, fervono operazioni d’intelligence in cui le grandi potenze si spiano a vicenda.

Thomas Foley si trova così catapultato al centro di un mondo d’intrighi internazionali di cui diventa un’inconsapevole pedina. In un fuoco di fila di esilaranti colpi di scena, il racconto corre su due binari paralleli egualmente coinvolgenti: i turbamenti amorosi del giovane Thomas, che tradisce la moglie, s’innamora di due donne diverse ed è divorato dai sensi di colpa, e una spy story che ci inchioda alle pagine.

Jonathan Coe riesce ancora una volta a catturare l’essenza britannica e a trattare tematiche sociali e psicologiche con un distacco che profuma di leggerezza. Leggendo si sorride, certo, ma si colgono perfettamente anche le riflessioni attualissime dell’autore sul significato di essere inglesi e del rapporto, sempre in bilico fra odio e amore, con l’Europa continentale.

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