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Incinta e assunta. Un messaggio positivo finalmente

Martina Camuffo, incinta al nono mese - la bimba dovrebbe nascere il 16 febbraio - firma la lettera d’incarico per il suo nuovo lavoro. Datori di lavoro positivamente anomali che decidono, finalmente, di tenere in conto solo il valore della persona.

Lavoro
Pubblicato il 8 febbraio 2017, alle ore 16:15

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Incinta e assunta. Un messaggio positivo finalmente
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La storia è di quelle che meritano di essere raccontate.

Martina Camuffo, 36 anni, veneta, si era distinta nel precedente lavoro tanto che, resosi vacante un posto in una nuova azienda, si è pensato a lei e le si è proposto il classico colloquio conoscitivo.

Ha fatto il colloquio incinta di sette mesi, ma mai si sarebbe aspettata che la richiamassero e le proponessero davvero il lavoro. Non è bastato, infatti, il suo pancione in bella vista a scoraggiare due imprenditori veneti dall’assumerla.

La sua fortuna, oltre alle doti notate in quanto valida e capace lavoratrice, è stata quella di relazionarsi con un datore di lavoro che aveva vissuto sulla propria pelle, o meglio su quella di sua moglie, l’ingiustizia dell’essere scartati solo perché futura mamma. Così, d’accordo con il suo socio, hanno deciso di scegliere in base a competenze e capacità senza farsi offuscare il giudizio dalla situazione personale della donna.

Insomma, l’imprenditore non voleva cadere nello stesso errore di cui la sua famiglia era stata vittima e, pertanto, pensando fosse la persona giusta su cui investire, ha convinto anche il socio che sarebbe valsa la pena attenderla qualche mese.

Martina dovrebbe partorire il 16 febbraio; dopo i cinque mesi che le spettano per legge a casa con la bimba, inizierà questo suo nuovo percorso nel mondo del lavoro. Di fronte al valore della persona , si è scelto di darle un’opportunità e la signora ammette di sentirsi fortunata e, forse proprio per questo, piena di un’incredibile carica per affrontare al meglio questo nuovo lavoro.

Uno sguardo aperto e fiducioso quello dei tue titolari veneti, praticamente impossibile da riconoscere, oggi, nel triste panorama lavorativo nostrano e non.

La maternità è quasi una condanna sul piano lavorativo, una donna in carriera che sceglie di avere un bambino sembra perdere qualsiasi valore produttivo, come se la mamma fagocitasse la lavoratrice. Assurdo.

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Cosa ne pensa l’autore

Maria Guerricchio - In un mondo del lavoro in cui sempre più spesso le donne si sentono messe da parte perché potrebbero assentarsi causa maternità, questa storia “al rovescio” è di sicuro un messaggio positivo. Continuiamo a leggere di grandi difficoltà ad entrare e/o a stabilizzarsi nel mondo del lavoro per tutti e a maggior ragione per le donne. Leggere ogni tanto una storia come questa, ci regala un segno di speranza. Penso che dovrebbero esserci più imprenditori capaci di ragionare in questo modo.

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